L’estate è ormai finita… o quasi. Ma cosa ci resta dei “tormentoni” estivi targati 2026?

di Michele Minisci

«L’estate sta finendo e un anno se ne va. Sto diventando grande lo sai che non mi va…»

Come non ricordare l’incipit di uno di quei “tormentoni” estivi, targati Righeira, che ha fatto boom all’inizio degli anni ‘80? Una canzone che parlava della fine dell’estate, degli amori estivi che sfumano, della paura di crescere e dell’inverno che inesorabilmente arriva.

E poi tutti gli altri tormentoni, tra gli anni ‘60 e ‘70, a partire da classici intramontabili come: “Ho scritto t’amo sulla sabbia”, “Il ballo di Simone”, “Lisa dagli occhi blu”, “Pepito”, “Stessa spiaggia stesso mare”, “Abbronzatissima”, “Pinne, fucile ed occhiali”, “Cha cha cha della segretaria”, “Quando calienta el sol”, “Sei diventata nera”, “Un bacio piccolissimo”, fino a “Vamos alla playa”.

Canzoni che raccontavano soprattutto la spensieratezza, il sole, le vacanze al mare e i piccoli amori nati sotto l’ombrellone. Insomma, brani veramente “effervescenti naturali”.

Canzoni che due generazioni di italiani ricordano benissimo: momenti, parole ed emozioni individuali che confluivano poi in un grande coro, un concerto pubblico, un senso collettivo e una manifestazione nazionale che, piaccia o no, ci faceva sentire tutti italiani, con un entusiasmo alle stelle.

I tormentoni dell’estate 2026 e la ricerca del successo

L’estate 2026 sembra invece non finire mai, e già questo non è un bel segnale, anche perché quest’anno nessun “musicarello” è ancora riuscito a diventare il tormentone vincente con quella sua rassicurante colonna sonora fatta di pop d’autore melenso e ritmi latini tradizionali ripetuti e ripescati.

Tra le proposte di questa stagione troviamo:

  • “Incominciano le ferie quando torno al mio paese” di Serena Brancale, Levante e Delia;
  • “Bruciasse il mondo torno da te” di Samurai Jay;
  • “Sei nel mio sogno erotico, sto bruciando tra le fiamme roventi” di Annalisa.
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E via di questo passo!

Un futuro dietro le spalle: riflessioni sul tempo e sulla società

Mentre il paese si avvia verso una fase a dir poco cruenta, con un futuro alquanto fosco, a questo punto è proprio il caso di tirare fuori quella celebre frase:

«Abbiamo un futuro dietro le nostre spalle»

Si tratta di una massima che ribalta la percezione tradizionale del tempo: il passato è ciò che conosciamo (e che possiamo “vedere” davanti a noi), mentre il futuro viene percepito come sempre più incerto, minaccioso e traditore delle aspettative che nutrivamo un tempo.

Resta da chiedersi cosa rimarrà di queste note estive quando le spiagge si svuoteranno del tutto e se la musica leggera saprà ancora tornare a unire un Paese in cerca di risposte.