Il Trionfo degli Evanescence a Bologna: Una Lezione di Rock, Anima e Rinascita

Unipol Arena (Bologna), 28 settembre 2026

di Gabriele Naccarato

Ci sono concerti che si ascoltano e concerti che si vivono sulla pelle. Esibizioni che passano inosservate e serate che segnano un’epoca.

Lo show degli Evanescence all’Unipol Arena di Bologna appartiene di diritto a questa seconda categoria: una celebrazione epocale, potente, quasi viscerale.

In un’arena gremita in ogni ordine di posto, con un pubblico caldissimo e trasversale, la band guidata dall’intramontabile Amy Lee ha dato prova di cosa significhi fare Musica con la M maiuscola. Un impatto sonoro devastante e quasi due ore di concerto senza un attimo di tregua, capaci di fondere in una scaletta magistrale le pietre miliari di album come Fallen (di cui la stessa Amy ha ricordato dal palco che ha ben 23 anni di vita), The Open Door, The Bitter Truth e il più recente Sanctuary.

Un Impianto Scenico da Brividi all’Unipol Arena

Lo spettacolo non è stato solo sonoro, ma anche visivo e sensoriale. Un impianto di luci maestoso, fiamme e giochi pirotecnici così intensi da sentirne il calore sul viso anche a metri di distanza, e una scenografia dinamica mozzafiato.

Le piattaforme semovibili hanno elevato a più riprese la band, creando dinamiche visive spettacolari, compresa la magia del pianoforte apparso dal nulla al centro del palco, pronto a lasciarsi domare dalle mani di Amy Lee.

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Una Band d’Acciaio e la Sorpresa Poppy

Sul palco la formazione ha mostrato una compattezza e un’energia fuori dal comune. Tim McCord alla chitarra solista, Troy McLawhorn alla ritmica, Emma Anzai al basso (splendida anche ai cori) e una vera e propria macchina da guerra alla batteria come Will Hunt: una band che non si è mai fermata, visibilmente posseduta dalla forza primordiale del metal e del rock alternative.

Menzione speciale per Poppy, che ha aperto e arricchito la serata: oltre a regalare un duetto dal fascino unico armonizzando con la Lee, ha sfoderato un growl graffiante e potente, dimostrando una trasformazione scenica notevole.

Un Inno alla Vita Oltre il Buio: La Scaletta e le Emozioni del Live

A dispetto di titoli che citano il dolore, la perdita o la sofferenza — da “My Last Breath” a “Going Under”, passando per “Lithium”, “My Heart Is Broken” e “Sweet Sacrifice” — i testi degli Evanescence si confermano, dal vivo più che mai, un viscerale inno alla vita. È la ricerca della fonte del dolore per poterlo attraversare, sconfiggere e infine trovare la forza ed il coraggio di “riportarci in vita” (come la stessa cantante fa, tenendo un acuto lungo, fortissimo ed intenso durante la loro iconica “Bring Me to Life”).

Particolarmente toccante il momento in cui Amy Lee si è rivolta al pubblico, ricordando che anche nei momenti più bui e nelle tenebre più profonde non siamo mai davvero soli. Un attimo dopo, come in un riflesso incondizionato di pura empatia, un oceano di luci e torce si è acceso in tutta l’Unipol Arena, trasformando il palazzetto in un cielo stellato.

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Un Ponte Generazionale Tra Nostalgia e Identità

Intere generazioni di ragazzi si sono avvicinate all’estetica e al look gotico proprio grazie all’impatto di questo gruppo. È impossibile non ricordare la primissima volta in cui, davanti allo schermo di MTV, la musica degli Evanescence ha fatto irruzione nelle nostre vite: la visione dei videoclip di “Bring Me to Life” ed “Everybody’s Fool” condivisa con mia sorella fu un vero e proprio colpo di fulmine.

Rimanemmo letteralmente rapiti da ogni dettaglio — dall’oscurità elegante del look alla potenza sonora irrefrenabile — ma soprattutto da lei, quella cantante dalla bellezza e dal portamento di una principessa gotica. Una figura unica che rompeva ogni stereotipo: non la classica damigella in pericolo che aspetta il principe per farsi salvare, ma una donna forte e indipendente capace di salvarsi da sola e di trascinare con sé tutti gli altri.

La Musica che Fa Vibrare l’Anima

In un’epoca musicale in Italia spesso dominata da basi preregistrate, autotune imperante e sonorità usa-e-getta, il concerto degli Evanescence è risuonato come un promemoria e un atto di resistenza. La loro non è una musica che si limita a passare attraverso le orecchie: è una vibrazione fisica che attraversa gli organi interni, fa tremare le corde del cuore e illumina l’anima.

E al centro di tutto questo c’è lei, Amy Lee. Voce, tastiera e pianoforte: una presenza scenica divina. Se gli angeli esistessero e potessero cantare, avrebbero senza alcun dubbio la sua voce.