La mia è quella giusta! Analisi critica, miti pagani e la storia delle religioni

di Gabriele Naccarato

In questo momento storico l’Italia sta subendo (a quanto pare) quella che molti chiamano “immigrazione islamica incontrollata”, sostenendo che l’obbligo del velo e la jihad sarebbero contrari a quella religione d’amore e di rispetto che è il cristianesimo.

Ma sarà davvero così? Proviamo ad analizzare per un attimo la storia delle religioni.

Il mito del 25 dicembre e l’errore di Dionigi il Piccolo

Il 25 dicembre è una data davvero gettonata per la nascita degli dei. Sapete quanti ne sono nati in questo giorno? In realtà nessuno. Infatti, nessuna divinità antica o figura religiosa principale è nata storicamente il 25 dicembre, fatta eccezione per il Sol Invictus (la personificazione del Sole nell’antica Roma), il cui culto fu ufficialmente istituito in quel giorno specifico dall’imperatore Aureliano nel 274 d.C.

Prima di elencarli, è bene specificare che userò come unità di misura l’Era Cristiana inventata da Dionigi il Piccolo nel 525 d.C., incaricato dalla Chiesa di calcolare le date future della Pasqua. Su questa invenzione ci sono due curiosità:

  1. L’errore di calcolo: oggi gli storici concordano sul fatto che Dionigi sbagliò i conti di qualche anno. Basandosi sui Vangeli, Gesù è nato sotto il regno di Erode il Grande, il quale morì nel 4 a.C. Di conseguenza, per un paradosso della storia, la vera nascita di Gesù si colloca tra il 7 e il 4 a.C.
  2. Manca l’anno zero: ai tempi di Dionigi i numeri romani non prevedevano lo zero (introdotto in Europa solo secoli più tardi). Per questo motivo, il nostro calendario passa direttamente dall’1 a.C. all’1 d.C.

Andiamo avanti con l’elenco degli dei ai quali hanno assegnato il 25 dicembre come data di nascita: Horus, Zarathustra, Krishna, Eracle, Mithra, Buddha, Dioniso, Tammuz, Adone, Hermes e Gesù.

Gli storici hanno ampiamente smentito questa lista, definendola un falso storico o il frutto di forzature moderne. La scelta del 25 dicembre, infatti, è puramente simbolica e astronomica. Nel IV secolo d.C., la Chiesa cattolica sovrappose la celebrazione del Natale cristiano a una preesistente festività pagana dedicata al Sole.

Etimologia e precetti: Deuteronomio e religioni abramitiche

Queste incongruenze cronologiche aprono una riflessione più ampia sulla natura stessa delle istituzioni religiose. Etimologicamente, il termine “religione” rimanda al concetto di religare (legare, vincolare). Storicamente, i sistemi di credenze sono nati anche come codici di regolamentazione sociale, strutturati per orientare i comportamenti delle comunità attraverso l’attribuzione di precetti alla volontà divina, la cui applicazione materiale restava però affidata alle autorità umane.

Quindi quali sono questi precetti?

Il pilastro fondamentale delle religioni abramitiche risiede nel Deuteronomio, il libro dell’Antico Testamento che comprende circa 200 mitzvot (comandamenti o precetti, molti dei quali davvero cruenti e spietati). E avete letto bene, ho scritto “le religioni”, poiché elementi come il reato di apostasia, l’omicidio per l’abbandono del culto di Yahweh o certe forme di guerra religiosa (simili alla jihad) sono ampiamente presenti nell’Antico Testamento. Di conseguenza, fanno strutturalmente parte del cristianesimo, dell’ebraismo e dell’islam.

Chi è Yahweh? Da El e Asherah al monoteismo assoluto

Ma allora, chi è Yahweh?

Anche su questo la Bibbia stessa genera un po’ di confusione: da Abramo a Mosè, Dio viene chiamato El Shaddai, mentre solo con Mosè viene rivelato il nome Yahweh. Probabilmente si è verificata un’evoluzione religiosa in cui le tradizioni legate a El e quelle legate a Yahweh si sono progressivamente fuse in un’unica entità, ovvero Yahweh.

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Ed è qui che la storia si fa interessante.

El e Yahweh esistevano già in epoca pre-biblica come due dèi pagani del Vicino Oriente. El aveva una sposa, Asherah (dea dell’amore e del sesso), che tuttavia non viene più associata allo Yahweh biblico con l’obiettivo di creare un monoteismo assoluto. Per fare di Yahweh l’unico e solo Dio dell’universo, la figura di Asherah doveva essere eliminata: lo Yahweh biblico doveva essere trascendente, solitario e al di sopra della natura.

Così, per evitare di ammettere che Asherah fosse considerata sua moglie, i testi biblici (come il Libro dei Re) la affiancano spesso al dio nemico per eccellenza, Baal (ad esempio nella formula “i profeti di Baal e i profeti di Asherah”).

Lo stesso processo di “purificazione” teologica che ha rimosso Asherah ha colpito con pari forza la figura del Toro, che era il simbolo animale dello Yahweh pre-biblico e dell’antico dio cananeo El.

Si passa così da una famiglia terrena e naturale (Yahweh, Asherah e il Toro) a una famiglia puramente spirituale (Padre, Figlio e Spirito Santo). Se c’è un punto di contatto indiretto tra queste due visioni, risiede nel bisogno umano di reintrodurre quel principio femminile e quella vicinanza emotiva che erano stati cancellati dal monoteismo biblico radicale.

L’origine del patriarcato e il ruolo della donna

Che possa essere proprio questa l’origine del patriarcato? La figura della donna, dopo l’avvento di queste religioni, è profondamente cambiata: la posizione giuridica subordinata all’uomo, l’obbligo del velo, il dovere di fedeltà e il controllo della sessualità femminile sono tutti elementi già codificati e presenti nell’Antico Testamento.

I parallelismi con i miti orientali: Gilgamesh e il Diluvio

Esistono altre corrispondenze fra i Miti Orientali e l’Antico Testamento?

Il racconto del giardino dell’Eden, in realtà, è molto simile all’Epopea di Gilgamesh. Nel mito mesopotamico, Gilgamesh è alla ricerca dell’immortalità perché terrorizzato dalla morte. Trova la pianta in grado di esaudire il suo desiderio e decide di portarla con sé a Uruk. Tuttavia, mentre si bagna in una sorgente d’acqua fresca per trovare ristoro, un serpente passa di lì e si mangia la pianta. Anche nella storia di Adamo ed Eva è proprio un serpente a far perdere l’immortalità all’essere umano: dopo che Eva mangia il frutto della conoscenza, i due diventano mortali e vengono espulsi dall’Eden.

E il diluvio universale con l’arca di Noè? È un altro racconto che ricalca da vicino la storia babilonese di Utnapishtim. Il dio Enki lo avverte dell’imminente catastrofe, rivelandogli che gli dèi hanno deciso di distruggere l’umanità. Utnapishtim costruisce allora un’enorme nave sulla quale fa salire la sua famiglia, altri uomini, artigiani e numerosi animali. Quando il diluvio arriva, le acque sommergono il mondo. Dopo molti giorni, la nave si arena sulla cima di una montagna. Per sapere se le acque si sono ritirate, Utnapishtim libera alcuni uccelli per verificare che la terra stia riemergendo. Una volta sbarcato, offre un sacrificio agli dèi, i quali, colpiti dalla sua fedeltà, concedono a lui e a sua moglie il dono dell’immortalità.

Deuteronomio e i patti di vassallaggio assiri

Anche le regole del Deuteronomio hanno molto in comune con i patti di vassallaggio assiri. E Israele, storicamente, è stato conquistato proprio dal popolo assiro.

Cosa hanno in comune, quindi?

I due eventi sono storicamente molto vicini, ed è per questo che molti studiosi mettono in relazione i trattati assiri con alcune parti del Deuteronomio. Quei patti erano accordi geopolitici imposti dall’Impero Assiro ai re sottomessi: il sovrano locale doveva giurare fedeltà assoluta al re d’Assiria, obbedire ai suoi ordini e non allearsi con altri poteri. I trattati contenevano spesso:

  • Una richiesta di lealtà esclusiva;
  • Obblighi molto dettagliati;
  • Benedizioni in caso di fedeltà;
  • Maledizioni durissime in caso di tradimento.
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Il più famoso è il Trattato di successione di Esarhaddon (672 a.C.), che richiedeva ai sudditi di riconoscere come sovrano il figlio Ashurbanipal. Alcuni storici ritengono che le formule presenti in Deuteronomio 13 e 28 ricalchino fedelmente i regolamenti di quel documento assiro.

Cronologia della conquista assira

Israele venne conquistato dall’Impero Assiro intorno al 722-720 a.C., e la capitale Samaria cadde sotto il loro controllo. La cronologia semplificata vede quindi:

  • 722-720 a.C.: gli Assiri distruggono il Regno d’Israele (Nord). Il Regno di Giuda (Sud) sopravvive come stato vassallo per un certo periodo, fino alla successiva conquista babilonese e alla distruzione di Gerusalemme nel 586 a.C.
  • 672 a.C.: vengono promulgati i celebri trattati di Esarhaddon, che molti studiosi confrontano con il Deuteronomio.

Questo è uno dei motivi per cui gli storici ipotizzano che gli autori del Deuteronomio conoscessero la cultura politica assira e abbiano riadattato il modello del trattato di vassallaggio: invece di giurare fedeltà al re d’Assiria, Israele doveva giurare fedeltà esclusiva a Yahweh.

Il mito del “Grande Regno di Israele” e l’Archeologia Biblica

Il regno di Israele (molto più piccolo di quanto si possa immaginare) scompare totalmente dalla storia dopo il 722–720 a.C., riapparendo come entità politica solo nel 1948.

C’è una continuità culturale e religiosa lunga più di 2500 anni, ma non una continuità politica ininterrotta tra il regno caduto sotto gli Assiri e lo Stato attuale. Continuano a vivere persone che scelgono di essere ebree e di credere nello Yahweh biblico, ma non esiste un “grande regno originario” da restituire, come sostiene il signor Mileikowsky.

Ma chi è il signor Mileikowsky? Sono sicuro che in realtà lo conosci, ma probabilmente lo ricordi con il cognome che la sua famiglia ha scelto in seguito: ovvero Netanyahu. Il cognome fu adottato dal nonno e poi ufficializzato dal padre, poiché Netanyahu in ebraico significa “Dio ha dato”. Tuttavia, la famiglia è originaria dell’Europa orientale, storicamente dell’area polacca e bielorussa.

Esiste un’ampia e solida tradizione di studi accademici, nota come archeologia biblica e minimalismo biblico, che analizza scientificamente il testo sacro. Saggi fondamentali come “La Bibbia svelata” dell’archeologo Israel Finkelstein e gli studi di storici come Thomas L. Thompson dimostrano, dati alla mano, come i racconti sui patriarchi, l’Esodo o il grande regno di Davide siano in realtà miti fondativi e riscritture letterarie, privi di riscontri negli scavi sul campo.

Conclusione: oltre il nemico culturale

In conclusione, prima di rivendicare presunte superiorità culturali o tradizioni religiose esclusive, sarebbe opportuno accostarsi ai testi sacri con strumenti critici e storici.

Un noto esperimento sociale visibile su YouTube ha mostrato come, leggendo i passi più severi dell’Antico Testamento coprendone la copertina con quella del Corano, gli ascoltatori occidentali attribuissero spontaneamente quelle parole all’Islam, rimanendo sbigottiti nello scoprire la reale fonte biblica.

La spiritualità autentica rimane una dimensione umana straordinaria, capace di fiorire nell’etica, nel rispetto reciproco e nell’universalità. Sganciare questa ricerca interiore dalle strumentalizzazioni geopolitiche permette di evitare la polarizzazione tra “culture di serie A” e “culture di serie Z”.

Storicamente, la creazione di un nemico culturale è sempre servita al mantenimento dei sistemi di controllo e di profitto delle classi dominanti, lasciando le popolazioni, oggi come nell’antichità, nella condizione subalterna di un popolo vassallo.