Alla Milano Fashion Week, Mattia Piazza presenta «Palermo», la collezione Primavera Estate 2027. Una sfilata che parte dagli abiti e arriva a parlare di identità, immagini e libertà
di Marco Signorile
La prima impressione, durante la sfilata, è di leggerezza. I capi attraversano lo spazio con una presenza quasi soave. Poi lo sguardo si ferma sui dettagli, sulle forme, sul modo in cui ogni abito accompagna il corpo. Sento che sotto quella leggerezza c’è qualcosa di più intenso. Poco dopo, parlando con Mattia Piazza, comincio a comprenderlo.
Dalla città al manifesto: il significato di «Palermo» e i suoi simboli
La collezione si chiama «Palermo». È la città in cui Piazza ha fondato Casa Preti nel 2017, ma qui è anche il luogo da cui parte una riflessione sul presente. Le immagini raccolte in città entrano nel lavoro dello stilista e lo portano a chiedersi che cosa accada quando un’immagine viene riprodotta, condivisa e consumata fino a cambiare significato.
Nel manifesto compaiono San Sebastiano e le sirene. Il primo è una figura che attraversa il tempo assumendo significati diversi; le seconde evocano una seduzione dalla quale occorre sapersi difendere. Sono riferimenti forti, ma in passerella non diventano una spiegazione da seguire passo per passo. Lasciano spazio agli abiti.

La ricerca sui tessuti e la semplicità di un guardaroba essenziale
Casa Preti sceglie questa volta un guardaroba essenziale: intimo, camicie, giacche a vento e jeans. Seta, denim e nylon riciclati e riciclabili accompagnano una ricerca che si riconosce nella costruzione dei capi. Mi colpisce proprio questo incontro fra semplicità apparente e attenzione al dettaglio. Gli abiti si lasciano guardare; poi invitano a tornare su ciò che si è visto.

Fare moda è fare politica: il confronto con Mattia Piazza
Incontro Piazza subito dopo la sfilata, in mezzo alla folla. Nonostante il movimento intorno a noi, mi dedica tempo e parla con immediatezza. Mi racconta che oggi sente il bisogno di affermare con più coraggio il proprio stile e le proprie opinioni. Seguire gli standard sarebbe la strada più facile; lui vuole che la sua moda resti libera dalle gabbie e dall’obbligo di piacere a tutti.
Lo dice con chiarezza: per lui fare moda è anche fare politica. Il corpo occupa uno spazio, l’abito comunica valori e ogni scelta porta con sé una responsabilità. Ascoltandolo, capisco meglio ciò che avevo avvertito durante la sfilata. Sotto la leggerezza dei look c’è una volontà precisa di prendere posizione.
Piazza mi parla poi della bellezza come di qualcosa che deve avere anche una dimensione etica. Nei suoi viaggi, da Los Angeles a Tokyo, ha osservato le fragilità di modelli economici che tendono a trasformare tutto in prodotto, perfino le immagini e i sentimenti. Si domanda se il Sud Italia e il Mediterraneo possano suggerire modi più umani di vivere e creare.
Questa ricerca di libertà passa anche attraverso scelte che il pubblico non vede subito, dal casting al modo in cui la collezione viene presentata. Piazza non pretende che la sua visione appartenga a tutti. Vuole essere coerente con ciò che pensa e con il linguaggio che ha costruito.

L’urgenza del messaggio: il rifiuto della violenza e del fascismo
Con «Palermo» Casa Preti prende anche una posizione esplicita contro il fascismo e la violenza. La scritta «NO FASCISMO» appare su un cartello e sui pantaloni di un look. Il manifesto lega questa scelta alla storia della Repubblica e della Costituzione italiana e rifiuta i sistemi che semplificano la complessità attraverso la violenza.
Piazza mi racconta che in passato preferiva esprimersi in modo meno diretto, attraverso riferimenti più mediati. Oggi avverte un’urgenza diversa. La sfilata conserva la cura e la misura del suo linguaggio, ma lascia affiorare con chiarezza ciò che vuole dire.
Una dedica intima e una domanda aperta sul mostrare se stessi
Ripenso al look bianco che chiude lo show. Mi resta negli occhi senza che abbia bisogno di assegnargli un significato preciso. Porto via con me soprattutto il passaggio dalla passerella alla nostra conversazione: prima la leggerezza che ho visto, poi la voce dello stilista che mi ha permesso di sentirne la forza.
Casa Preti dedica la collezione a Christian Caggia, amico e compagno di viaggio. È una dedica che aggiunge una nota intima a un progetto capace di parlare pubblicamente. E forse rende ancora più chiara la domanda che questa sfilata mi lascia: quando scegliamo come mostrarci al mondo, che cosa scegliamo di dire?


