Aspasia e Pericle: Amore, Potere e Cultura nell’Atene del V secolo a.C.

di Daniele Castrizio

Nella storia di Atene, poche coppie hanno suscitato tanta ammirazione e tanto scandalo quanto quella formata da Pericle e Aspasia. Lui rappresentava il vertice del potere politico; lei incarnava una libertà intellettuale difficilmente concessa alle donne nel mondo greco. La loro unione, durata sino alla morte dello statista, non fu soltanto una relazione sentimentale, ma l’incontro fra due personalità capaci di influenzare la vita culturale dell’Atene del V secolo a.C.

Aspasia di Mileto: Una Donna Straniera Fuori dalle Convenzioni Ateniesi

Aspasia (Fig. 1) era nata intorno al 470 a.C. a Mileto, grande città greca della Ionia, celebre per le sue tradizioni filosofiche e scientifiche. Non sappiamo quando giunse ad Atene, ma la sua origine straniera fu determinante per la posizione che occupò nella società cittadina.

In quanto straniera residente, come gli altri meteci non godeva dei diritti politici, ma non era sottoposta alle medesime convenzioni che relegavano le donne ateniesi di buona famiglia all’interno dell’oikos e, simbolicamente, del gineceo. Poté così ricevere uomini estranei alla famiglia, partecipare alle conversazioni intellettuali e acquistare una visibilità impensabile per una cittadina ateniese.

Fig. 1: Busto d’epoca romana raffigurante Aspasia di Mileto (Musei Vaticani).

Il Salotto Intellettuale e la Retorica: La Testimonianza di Platone

La tradizione le attribuisce una cultura straordinaria e una particolare competenza nella retorica. Intorno a lei si sarebbe raccolto un ambiente frequentato da filosofi, artisti e uomini politici vicini a Pericle, come Anassagora, Socrate (Fig. 2) e Fidia (Fig. 3). Sarebbe anacronistico immaginare un moderno salotto letterario, ma la casa condivisa dai due dovette realmente costituire uno dei luoghi nei quali politica, filosofia e arte si incontravano. Era l’Atene che ricostruiva l’Acropoli, innalzava il Partenone e affidava alla bellezza dei monumenti il compito di rendere visibile la propria egemonia.

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Portrait of Socrates. Marble, Roman artwork (1st century), perhaps a copy of a lost bronze statue made by Lysippos

Fig. 2: Busto di Socrate (Museo del Louvre).

Fig. 3: Fidia e i maestri dell’Acropoli (Metropolitan Museum of Art).

Anche Platone, nel Menesseno, offre una testimonianza dell’eccezionale fama di Aspasia. Con evidente ironia fa dichiarare a Socrate di avere appreso da lei l’arte della parola e le attribuisce persino la composizione dell’orazione funebre pronunciata da Pericle per i caduti ateniesi. Non possiamo assumere letteralmente il racconto platonico, né identificare quel discorso con l’Epitafio tramandato da Tucidide. L’ironia, tuttavia, funziona soltanto se il pubblico riconosce ad Aspasia una reputazione reale come maestra di eloquenza. La battuta di Platone conserva quindi la memoria di una donna considerata capace di confrontarsi con gli uomini sul terreno più importante della democrazia: il dominio del lógos.

Pericle e la Legge sulla Cittadinanza del 451 a.C.

Pericle (Fig. 4), nato intorno al 495 a.C., era il leader della fazione democratica, lo stratego che aveva guidato a lungo la città e il promotore del grandioso programma edilizio dell’Acropoli. Intorno al 445 a.C., dopo avere sciolto consensualmente il precedente matrimonio, iniziò a convivere con Aspasia. Non poteva sposarla legittimamente, ma non volle considerarla come amante clandestina, bensì la scelse come compagna di vita.

Fig. 4: Busto di Pericle come stratego (Musei Vaticani).

Nel 451 a.C., infatti, lo stesso Pericle aveva fatto approvare una legge sulla cittadinanza che la riservava esclusivamente ai figli nati da padre e madre ateniesi. La donna che amava rimaneva dunque esclusa dalla comunità civica per effetto di una norma da lui voluta.

Dalla loro unione nacque Pericle il Giovane, inizialmente privo della cittadinanza. La peste che colpì Atene nel 430 a.C. travolse però la famiglia dello statista: morirono i suoi figli legittimi, Santippo e Paralo, mentre lo stesso Pericle si avviava verso la fine. L’assemblea concesse allora una deroga alla legge, permettendo al figlio di Aspasia di essere iscritto fra i cittadini e di portare il nome paterno. Era una dolorosa ironia della storia: la città infrangeva, per pietà verso Pericle, la regola che Pericle aveva imposto alla città.

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Propaganda e Processi: L’Ostilità dei Commediografi contro Aspasia

La relazione con l’uomo più potente di Atene espose Aspasia all’ostilità dei suoi avversari. I commediografi la chiamarono etera, mezzana e persino “nuova Onfale”, attribuendole un’influenza irresistibile sullo statista. Fu accusata di avere indotto Pericle a intervenire nella guerra fra Samo e Mileto per favorire la propria patria.

Secondo una tradizione riportata da Plutarco, il poeta comico Ermippo la trascinò anche in giudizio con l’accusa di empietà e favoreggiamento della prostituzione. È invero facile screditare una donna accusandola di essere una poco di buono, sorte che colpì tante altre coraggiose donne, come Giulia, la figlia di Augusto. Pericle l’avrebbe difesa personalmente, commuovendosi sino alle lacrime, e avrebbe ottenuto la sua assoluzione. La storicità del processo rimane discussa, ma la notizia rivela il meccanismo della propaganda: non potendo colpire direttamente lo statista, si attaccava la donna straniera che gli viveva accanto.

Il Tragico Destino di Pericle il Giovane e le Arginuse

Alla morte di Pericle, nel 429 a.C., Aspasia sopravvisse ancora per alcuni decenni. Il figlio da lei avuto seguì la carriera politica e militare: fu ellenotamo e, nel 406 a.C., stratego nella vittoriosa battaglia navale delle isole Arginuse, oggi identificate nelle isole Garip (Fig. 5).

Fig. 5: Reperti e documentazione sulla battaglia delle Arginuse / Isole Garip (British Museum).

Quella vittoria si trasformò però in una tragedia. Una tempesta impedì di soccorrere i naufraghi e di recuperare i caduti; l’assemblea ateniese, travolta dall’ira, condannò a morte sei strateghi, fra i quali lo stesso Pericle il Giovane.

Le Contraddizioni della Democrazia Ateniese

Nella vicenda di Aspasia e Pericle si intrecciano amore, intelligenza e potere, ma anche le contraddizioni della democrazia ateniese. La città che aveva fatto del libero confronto delle idee la propria grandezza non riconosceva pienamente né le donne né gli stranieri.

Aspasia apparteneva a entrambe le categorie escluse e, nondimeno, riuscì a conquistare un posto nella memoria culturale dell’Occidente. Pericle governava attraverso la parola; Aspasia, secondo i suoi contemporanei, gli aveva insegnato a usarla. Forse è proprio questo il motivo per cui fu tanto ammirata e tanto temuta.