di Paolo Brutto
«Tutte le famiglie felici si assomigliano tra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo».
Alzi la mano chi, fra di voi, non ha mai letto una volta nella vita questo incipit celeberrimo o non abbia mai sentito questa frase in un altro contesto, magari declamata in qualche film o, addirittura, presente tra le pagine di un altro romanzo famoso (questa frase la ritroviamo addirittura citata nel celebre best-seller di Muriel Barbery L’eleganza del riccio, dove la misteriosa e colta portinaia Renée e l’inquilino giapponese Ozu scoprono di avere un’intima affinità declamando entrambi proprio la frase iniziale di Anna Karenina).
Tutta via, al di là di questa frase iconica, a rendere speciale e meraviglioso questo romanzo sono l’articolata struttura della trama ma, soprattutto, i sentimenti e le passioni che si agitano nei cuori e nella mente dei suoi personaggi, delineando un’opera così monumentale da far affermare a Fëdor Dostoevskij che «Anna Karenina in quanto opera d’arte è la perfezione… E niente della letteratura europea della nostra epoca può esserle paragonato», mentre per Vladimir Nabokov (autore del celebre e discusso Lolita) Anna Karenina è, senza mezzi termini, «il capolavoro assoluto della letteratura del XIX secolo».
La genesi e il processo creativo del capolavoro di Tolstoj
Lev Tolstoj cominciò a pubblicare Anna Karenina nella primavera del 1874 ma se ne pentì immediatamente, tanto da ritirare il romanzo dalla tipografia. Fu solo un anno dopo che il libro apparve a puntate sul periodico russo Russkij vestnik (“Il messaggero russo”, la stessa rivista conservatrice dove era uscito Guerra e pace): nel 1877, però, la conclusione del romanzo venne pubblicata solo in forma di riassunto di poche righe e l’ottava parte, quella finale, uscirà in edizione integrale il 25 giugno del 1878 a Mosca.
Per la stesura di questo romanzo Tolstoj trasse ispirazione da I racconti di Belkin dello scrittore e poeta russo Aleksandr Puškin, la cui prosa rapida e lieta lo sedusse a tal punto da risvegliare la sua ispirazione che oramai da diversi mesi languiva sfiduciata e incerta. L’iter così come l’intero processo creativo che porterà alla nascita di Anna Karenina fu, però, decisamente travagliato per Tolstoj: questo romanzo vivrà degli alterni stati d’animo del grande scrittore russo che amerà e odierà la sua stessa creatura letteraria, in maniera tale che l’epistolario che accompagna la nascita e lo sviluppo dell’opera rappresenta una sorta di romanzo parallelo in cui l’evoluzione e le riflessioni dell’autore si fondono in quelle dei suoi personaggi.
La trama: due vicende sentimentali e i grandi temi tolstojani
Condensare in poche righe un romanzo così monumentale rappresenta un’impresa decisamente ardua — Anna Karenina è diviso in otto parti, ognuna delle quali contiene dai diciannove ai trentacinque capitoli —, ma volendo sintetizzare al massimo un’opera di così ampio respiro, nella quale l’incredibile ricchezza dei temi e delle linee narrative va a comporre un intreccio unico ed affascinante, possiamo dire che il cuore pulsante della storia si sviluppa intorno a due vicende sentimentali parallele che incarnano al meglio i temi esistenziali cari alla narrativa tolstojana:
- Anna Karenina e Aleksej Vronskij: da una parte abbiamo l’amore tormentato e travolgente di Anna per il conte Vronskij, un giovane ufficiale affascinante e carismatico.
- Konstantin Levin e Kitty Ščerbackaja: dall’altra Tolstoj tratteggia la vicenda sentimentale di Levin, un proprietario terriero alla ricerca del significato autentico della vita e dell’amore, innamorato profondamente di Kitty che, dopo essere stata delusa e umiliata nei suoi sentimenti proprio da Vronskij, prende finalmente coscienza di se stessa sposando Levin e costruendo con lui una vita felice basata sull’amore sincero, sulla semplicità e sull’onestà.
Il tragico epilogo di Anna Karenina
La vicenda di Anna Karenina e il suo tragico epilogo finale ruotano principalmente intorno alla difficoltà della protagonista di vivere i propri sentimenti in maniera sincera e passionale, soprattutto se questi vanno inevitabilmente a scontrarsi con le rigide convenzioni sociali dell’epoca. Anna è sposata con Aleksej Karenin, un uomo freddo e rigido che ricopre un’importante carica governativa: nonostante l’apparente rispettabilità del loro matrimonio, la loro unione manca di passione e di intima reciprocità.
Durante un viaggio a Mosca per cercare di risolvere i problemi matrimoniali del fratello Stepàn Oblonskij (detto Stiva, uomo divertente e affascinante ma dedito al piacere e moralmente debole), Anna incontra il conte Vronskij. Tra i due scoppia una passione travolgente, un sentimento così intenso e viscerale che porterà Anna a mettere in discussione non solo se stessa ma anche tutti i capisaldi della sua vita: la famiglia, il matrimonio e il suo stesso ruolo all’interno della società.
La relazione tra Anna e Vronskij diventa motivo di scandalo per l’aristocrazia russa dell’epoca, soprattutto quando Anna, combattuta tra l’amore per l’amante e il senso di responsabilità nei confronti del marito e del figlio, sceglie di abbandonare la sua vita precedente sfidando tutto e tutti. Il prezzo di questa scelta risulterà altissimo: la donna verrà progressivamente isolata dalla società e il rapporto con Vronskij finirà per deteriorarsi sotto il peso sia del giudizio sociale, sia delle aspettative reciproche. Oppressa dall’isolamento e consumata da una passione senza futuro, Anna decide di togliersi la vita gettandosi sotto un treno.
La stabilità di Levin tra campagna e città
A differenza del tragico destino a cui va incontro Anna, Levin sembra trovare la sua pace interiore e la sua stabilità attraverso l’amore per Kitty e per la sua famiglia, unitamente alla cura devota della sua terra. Questa contrapposizione ideale mette a confronto il mondo contadino — dove ancora sopravvivono le tradizioni e i valori autentici — e la città per eccellenza (Pietroburgo), dove la decadenza dei costumi affonda le sue radici in una mondanità falsa e crudele, nella quale Tolstoj tratteggia con rara maestria le ipocrisie e le contraddizioni della società russa del XIX secolo.
La passione sfrenata contro le rigide norme morali imposte dalla società, il conflitto insanabile tra la ricerca della propria felicità e il senso del dovere: Anna Karenina sembra incarnare questa incredibile dicotomia interiore, lacerata nel profondo tra l’amore per Vronskij e l’affetto per il figlio Sergej, a cui sarà costretta a dire addio per inseguire un folle sogno d’amore.
Anna non rappresenta un modello di lascivia e di depravazione morale, ma una donna che, simile a un’eroina della tragedia classica, vuole solo amare ed essere felice. Ciò rappresenta un’aperta sfida alle norme rigidamente patriarcali e maschiliste di una società che non sarà mai pronta ad accettare il suo desiderio di indipendenza e libertà. La relazione extraconiugale con Vronskij non costituisce solo il tradimento nei confronti del marito, ma un vero e proprio manifesto di slealtà verso l’intera struttura valoriale dell’epoca, all’interno della quale le donne avevano un ruolo rigidamente codificato.
Ed è in questo vulnus maledetto che si innesta la tragedia di Anna, radicata nell’incapacità di trovare una soluzione al conflitto tra la sua identità e il ruolo asfissiante impostole dalla società. Sempre più emarginata e schiacciata dal peso insopportabile della solitudine, il suicidio di Anna diventa la manifestazione estrema di questa alienazione e della disumanità nascosta subdolamente dietro le parvenze ipocrite del decoro.
L’eredità di Tolstoj e il significato del romanzo oggi
Se Tolstoj indirizza una critica neanche tanto velata all’ipocrisia dell’aristocrazia russa del tempo (le apparenze, il comportamento in pubblico e la reputazione da difendere a tutti i costi), esprime altresì un giudizio critico sull’ideale romantico vissuto al di fuori delle regole sociali, evidenziando che l’amore non può essere separato dalle responsabilità che esso comporta.
Se Anna rappresenta una figura “eroica” che incarna la lotta contro un sistema oppressivo, Levin è colui che tenta di costruire una morale pratica basata sull’osservazione della vita, sulla solidità dei rapporti umani e sull’umiltà.
Chi dei due ha ragione? Sarebbe riduttivo inserire Anna Karenina all’interno di una cornice prettamente didattica. Tolstoj convoglia l’intero caleidoscopio dei sentimenti umani, invitandoci a riflettere e a guardare dentro di noi. Attraverso la figura immortale di Anna, l’autore ci esorta a bilanciare libertà e responsabilità, ad accogliere la complessità delle emozioni umane riconoscendo che la felicità non è una meta semplice, ma un cammino tortuoso in cui si intrecciano scelte personali, relazioni, lavoro, fede e impegno civile.
La trama di Anna Karenina e le vicende dei suoi personaggi diventano la lente d’ingrandimento ideale per osservare e riflettere sui grandi temi umani e sociali che guidano ancora oggi la nostra società e il nostro modo di pensare.

