di Daniele Castrizio
Le storie d’amore dei sovrani sono spesso storie di potere. Quella di Davide e Betsabea, narrata nella Bibbia, lo è in modo esemplare: un desiderio diventa abuso, l’abuso genera un delitto e, molti anni dopo, la donna chiamata a palazzo decide le sorti della successione. Il racconto non risparmia il re consacrato da Dio: la sua grandezza non gli concede alcuna immunità morale.
Le Mogli di Davide e le Rivalità nella Corte Poligamica
Davide (fig. 1, piatto d’argento bizantino) aveva già numerose mogli. Le Scritture ne ricordano otto per nome, oltre a concubine e altre spose: Micol, figlia di Saul; Achinoam di Izreel; Abigail, vedova di Nabal; Maaca, figlia del re di Geshur; Agghit, Abital, Egla e, infine, Betsabea.

Da queste unioni nacquero figli destinati a contendersi il futuro della dinastia. Amnon era figlio di Achinoam, Assalonne di Maaca, Adonia di Agghit. In una corte poligamica, i legami familiari potevano trasformarsi in alleanze politiche e rivalità sanguinose.
L’Incontro con Betsabea e il Tradimento ai Danni di Uria l’Ittita
L’incontro con Betsabea avvenne mentre l’esercito combatteva contro gli Ammoniti. Davide era rimasto a Gerusalemme e, passeggiando sulla terrazza del palazzo, vide una donna che si lavava (fig. 2, medaglia rinascimentale). Seppe che era figlia di Eliam e moglie di Uria l’Ittita, un suo guerriero. La fece chiamare e si unì a lei.

Il testo concentra l’iniziativa sul sovrano e non descrive i sentimenti della donna: sarebbe dunque arbitrario trasformare la scena in una seduzione orchestrata da Betsabea. La distanza di potere fra i due resta un elemento decisivo.
Quando ella comunicò di essere incinta, Davide tentò di cancellare le tracce dell’accaduto. Richiamò Uria dal fronte, sperando che tornasse a casa e che la gravidanza potesse essere attribuita al marito. Ma il soldato rifiutò di godere delle comodità domestiche mentre l’arca, Israele e i compagni d’armi erano accampati. Neppure il vino offertogli dal re piegò la sua lealtà. L’uomo straniero si mostrava più fedele ai doveri della comunità del sovrano d’Israele.
Davide affidò allora proprio a Uria una lettera per Gioab, comandante dell’esercito: doveva essere esposto al combattimento più duro e lasciato senza sostegno (fig. 3, opera di Bernardino Luini).

Il guerriero portò così, inconsapevolmente, la propria condanna. Dopo la sua morte e il lutto della vedova, Betsabea entrò nella casa del re e partorì (fig. 4, archigramma medievale). La legalità delle nuove nozze, però, non poteva sanare l’ingiustizia che le aveva rese possibili.

La Denuncia del Profeta Natan e il Salmo Miserere
A spezzare il silenzio fu Natan. Il profeta raccontò di un ricco che, per nutrire un ospite, aveva sottratto a un povero l’unica pecorella, amata come una figlia. Davide si indignò e pronunciò una condanna severa. Natan gli rivelò che il colpevole era lui.
Il giudice si scopriva imputato: davanti alla giustizia divina, la corona non valeva come assoluzione. Davide riconobbe il peccato; a questa vicenda la tradizione collega il Salmo 50 (51), il Miserere, preghiera di pentimento e richiesta di purificazione.
Il perdono non cancellò le conseguenze. Nel racconto biblico, la morte del bambino è annunciata come castigo; sulla casa di Davide incombe inoltre una lunga stagione di violenza.
L’Ascesa al Trono di Salomone e il Ruolo di Betsabea
Betsabea ebbe poi Salomone, destinato a regnare. Tuttavia, la sua ascesa non fu automatica: occorsero una crisi dinastica e un intervento risoluto della madre.
Quando Davide era ormai anziano, Adonia cercò di impadronirsi della successione, sostenuto da Gioab e dal sacerdote Abiatar. Natan avvertì Betsabea e le suggerì come agire. La donna si presentò al re, ricordandogli il giuramento a favore di Salomone e il pericolo che entrambi avrebbero corso dopo la sua morte.
Il profeta entrò a confermare la situazione. Davide reagì: Salomone fu condotto a Gihon sulla mula reale e unto dal sacerdote Sadoc. Le acclamazioni della città dissolsero il progetto del rivale.
Il Potere della Madre del Re e la Fine di Adonia
Un gesto successivo rende visibile la nuova posizione di Betsabea: Salomone si alza per accoglierla, si inchina e fa collocare un trono alla propria destra (fig. 5, dipinto di scuola romana XVII sec.). La madre del re acquista una dignità eminente, benché il passo non le attribuisca esplicitamente il titolo di gebirah.

Quando Adonia le chiede di ottenere in moglie Abisag, la giovane che aveva assistito Davide senza unirsi a lui, Betsabea porta la domanda al figlio. Salomone vi legge una nuova pretesa dinastica e fa uccidere il fratello. Non sappiamo se la madre prevedesse tale esito: attribuirle una trappola consapevole significa oltrepassare il testo.
Betsabea attraversa così il racconto: prima moglie di un uomo sacrificato al desiderio del re, poi madre capace di difendere il figlio. Nella sua vicenda la fragilità delle persone incontra la durezza della politica.

