di Rossana Lucente
Osservando il dipinto “La classe di danza (1873-76)” di Edgar Degas, esponente impressionista, si ha la sensazione di entrare in silenzio in una sala prove dell’Opera di Parigi.
Le giovani ballerine si stiracchiano, ripassano i passi, si aggiustano il tutù o attendono il proprio turno sotto lo sguardo severo del maestro. Non è una scena costruita per stupire, ma uno spaccato di vita quotidiana che racconta con sorprendente realismo il mondo della danza nella Francia della seconda metà dell’Ottocento.
L’artista frequentò per molti anni il Palais Garnier, il celebre teatro, una delle istituzioni più prestigiosa d’Europa, grazie anche all’amicizia con il maître de ballet Jules Perrot. Questo gli consentì di osservare da vicino lezioni, prove e spettacoli, riempiendo centinaia di taccuini con schizzi dal vero.
Per Degas il balletto non rappresentava soltanto l’eleganza del palcoscenico, ma soprattutto la disciplina, la fatica e l’impegno nascosti dietro ogni esibizione. Le allieve iniziavano gli studi da bambine e affrontavano un percorso durissimo. Le lezioni erano quotidiane e comprendevano esercizi alla sbarra, tecnica, postura e prove coreografiche. Solo poche riuscivano a entrare nel corpo di ballo, mentre diventare étoile era un privilegio riservato a pochissime.
Nel dipinto non assistiamo a uno spettacolo, ma a una pausa durante una lezione. Alcune ragazze sembrano concentrate, altre appaiono distratte o stanche: una scena sorprendentemente moderna, che rompe con l’immagine idealizzata della ballerina.
Il Tutù Romantico e le Scarpette dell’Ottocento
Le allieve indossano il cosiddetto tutù romantico, molto diverso da quello classico utilizzato oggi. Le gonne arrivavano circa a metà polpaccio ed erano composte da numerosi strati di tulle leggerissimo. Questo modello era nato durante il Romanticismo e permettava di valorizzare la leggerezza dei movimenti senza mostrare completamente le gambe.
Il corpetto aderente sottolineava la postura, mentre una cintura di raso metteva in evidenza il punto vita. I colori predominanti erano il bianco, l’avorio e delicate sfumature pastello, perfette per riflettere la luce del palcoscenico. Il pittore dipinge il tulle con pennellate leggere e luminose, capaci di trasmettere quasi la consistenza impalpabile del tessuto.
Osservando attentamente il dipinto, si nota che le scarpette sono semplici e morbide. Le moderne scarpe da punta, rigide e rinforzate, sarebbero diventate comuni solo negli anni successivi grazie ai progressi nella loro costruzione.
Nel periodo di Degas le ballerine utilizzavano calzature in raso o tela, con suole sottili e nastri che si avvolgevano intorno alla caviglia. Le punte erano molto meno resistenti di quelle odierne e offrivano scarso sostegno. Ballare richiedeva quindi una forza muscolare straordinaria e comportava frequenti dolori e infortuni.
Acconciature e la Figura del Maître de Ballet Jules Perrot
Anche le pettinature raccontano molto della vita delle danzatrici. I capelli erano raccolti in chignon bassi e ben fissati con forcine e nastri, così da mantenere il volto libero durante gli esercizi. Alcune ballerine portano piccoli fiocchi colorati o nastri di raso che aggiungono un tocco di grazia senza compromettere la funzionalità. L’acconciatura doveva resistere a ore di prove intense: un dettaglio apparentemente semplice che rivela la cura richiesta dalla disciplina del balletto.
Sulla destra del dipinto compare l’anziano coreografo francese, amico di Degas, appoggiato ad un bastone, strumento che non serviva solo come sostegno, ma veniva utilizzato anche per battere il tempo e correggere le allieve indicando posizione delle braccia, ritmo e movimenti. La sua presenza conferisce equilibrio alla composizione e rappresenta l’autorità della disciplina accademica.
Le ballerine hanno tutte una storia. Uno degli aspetti più affascinanti dell’opera è che le ragazze non posano per il pittore.
C’è chi si gratta la schiena, chi sbadiglia, chi sistema il fiocco del vestito, chi parla con una compagna e chi prova un passo. Degas coglie questi gesti spontanei con uno sguardo quasi fotografico, trasformando piccoli momenti quotidiani in arte.
Dietro l’immagine elegante delle ballerine si nascondeva una realtà molto più complessa. La maggior parte delle allieve dell’Opera di Parigi proveniva da famiglie modeste e vedeva nella danza un’opportunità di riscatto economico e sociale. La formazione era lunga e rigorosa, ma non garantiva una carriera: solo poche riuscivano a entrare stabilmente nel corpo di ballo e ancora meno diventavano prime ballerine.
Le giovani danzatrici vivevano inoltre in un ambiente segnato da forti disuguaglianze. Nella società parigina dell’epoca erano spesso osservate con curiosità e, talvolta, con pregiudizio. Dopo gli spettacoli, alcuni facoltosi abbonati dell’Opera avevano accesso ai saloni del teatro, dove potevano incontrare ballerine e artisti. Questa consuetudine, oggi difficile da immaginare, esponeva molte ragazze a pressioni e attenzioni indesiderate, soprattutto quelle prive di protezione familiare o di mezzi economici.
Lo Stile di Degas e l’Umanità Nascosta Dietro l’Arte
Anche Degas era consapevole di questa realtà. Pur evitando di trasformare le sue opere in una denuncia esplicita, preferì rappresentare le ballerine durante le prove, nei momenti di riposo o mentre affrontavano la fatica quotidiana, restituendo loro un volto profondamente umano. Nei suoi dipinti non sono semplici simboli di grazia ed eleganza, ma giovani donne che studiano, si impegnano e inseguono il sogno di costruirsi un futuro attraverso la danza.
Degas non amava dipingere all’aperto come Monet e Renoir, ma preferiva lavorare in studio, tra pittura e scultura, partendo dagli schizzi realizzati dal vero. Era affascinato dalla fotografia e dalle inquadrature insolite, che influenzano le suas composizioni, spesso con figure tagliate ai margini dell’immagine.
La grande forza della “Classe di danza” è quella di mostrare il balletto nella sua dimensione più autentica. Non vediamo il momento della gloria sul palcoscenico, ma quello dell’apprendimento, della ripetizione e della fatica. Attraverso costumi leggeri, scarpette consumate, chignon impeccabili e piccoli gesti quotidiani, Degas ci ricorda che dietro ogni spettacolo esistono disciplina, sacrificio e dedizione. È proprio questa umanità, unita alla straordinaria sensibilità del pittore, che rende il dipinto ancora oggi uno dei capolavori più amati della storia dell’arte.


