“Se non puoi permettetelo, fattelo a casa.”
La nuova generazione non rinuncia alla moda, eppure è sempre più lontana dalle possibilità economiche attuali. C’est una distanza assurda tra le passerelle e la gente comune.
Nelle mie sfilate ho sempre inserito capi upcycling traducibili. La risposta della community nel replicarli è il mio vero successo fin dal 2010: salvare qualcosa di vecchio, investire tempo e studiare, anziché spendere una cifra d’impulso. Questa è la cosa più “Cracker” che ci possa essere.
Per la SS27 ho pensato a un armadio-ludoteca: capi pronti che invitano a giocare e a creare forme sempre diverse. Le regole le stabiliamo noi per il nostro corpo: siamo liberi di mostrarlo, nasconderlo e rivelarlo a chi vogliamo.
Il racconto di “Via Francia”: ricordi d’infanzia e Do It Yourself
Pensando al Do It Yourself, la mente è tornata all’estate in campagna di quando avevo otto anni, nei campi dei miei nonni in Romagna. Rifiutandoci di andare al mare, il nostro posto era tra i ciliegi. Tutte le giornate mie e di mia cugina Nicoletta ruotavano attorno allo spettacolo che a luglio mettevamo in scena per i vicini: un varietà fatto di balletti e barzellette in via Francia, la strada che dà il nome a questa collezione.
I costumi erano fatti con capi enormi di uso quotidiano presi dai bauli dei bisnonni: gonnelloni, tovaglie e tende che ai nostri occhi erano tessuti pregiati. Sovrapponevamo fantasie che stavano malissimo insieme — come l’intimo gigante sopra le tuniche a fiori — eppure il risultato finale per noi era persino elegante.
Crescendo perdiamo questo istinto e veniamo influenzati da ciò che ci circonda, fino a dimenticare cosa ci attrae davvero. Per questa seconda parte della SS27 ho voluto svuotare la mente e ritrovare quel brivido puro di quando ero bambino, analizzando come uno stesso look cambi a seconda dello sguardo di chi lo osserva. Ciascuno giudica in modo diverso, e chissenefrega degli altri.
La visione e l’ispirazione estetica
Ho un problema e voglio essere sincero: ho la testa piena di idee che non mi fanno dormire. Con l’ansia di non avere abbastanza tempo nella vita per realizzare tutto, le mie collezioni rischiano sempre di riempirsi di troppi punti di vista. L’esercizio che mi ha messo davvero alla prova, stavolta, è stato rimanere concentrato sulle poche storie che volevo approfondire. Ho sofferto il caldo per fare questa collezione, ma anche questo disagio era necessario per essere onesto nella costruzione della sfilata.
Con “Via Francia” dico la mia sul Grunge, fondendolo con i codici Simon Cracker: magliette promozionali abbinate ad abiti eleganti, pelle patchwork o spalmata di colori plastici, portapranzo usati come borse e accenni al Settecento reinterpretati tramite il riciclo di tessuti deadstock.

Focus di collezione
- Poor Couture: fantasie cachemire/granny e accenni settecenteschi da tessuti deadstock.
- Capi a energia zero: assemblati interamente a mano senza l’uso di elettricità.
- Modulabilità: abiti che mutano forma grazie a ganci che permettono di spostare i moduli.
- Il Sipario: abiti e top ispirati al sipario d’infanzia, realizzati con patchwork di scampoli di tessuti differenti cuciti tra loro.
- Ice Cream Leather: capi in pelle accostati e abbinati come gusti di gelato.
- La T-shirt promozionale: la classica maglietta stampata promozionale che si trasferisce e si fonde su altri capi di abbigliamento.
- Dr. Martens Co-Op: calzature e borse Dr. Martens personalizzate e dipinte a mano.
- Dettagli ed Accessori: pelle dipinta a mano, borse-oggetto in 3D realizzate con filamenti riciclati e orecchini fatti con tappi di plastica recuperati dalle spiagge.

Ringraziamenti
Grazie alla mia crew e a chi supporta questa nuova generazione in difficoltà: Lineapelle e Fulvia — che da anni sono una seconda famiglia con un sostegno che va ben oltre il lavoro —, Alessandra Siena che mi assiste negli alti e bassi di questa giostra, Camera Nazionale della Moda Italiana che assicura che la nostra voce sia sempre diffusa, Fayer Communication, WNLAB, Garage Showroom, mamma Susi, il mio compagno Nicholas per essere il carburante di Cracker e la zia Alberta per i video d’archivio degli anni ’90 che hanno ispirato tutto il racconto.


