L’Arte dei Capelli nelle Monete della Magna Grecia: Bellezza, Simboli e Identità

Acconciature, divinità e grandi incisori: le monete dell’Italia meridionale come galleria d’arte in miniatura

Di Rossana Lucente

Le monete della Magna Grecia non raccontano soltanto la storia dell’economia e dei commerci delle antiche città greche d’Occidente. Osservandole con attenzione, possono diventare una vera e propria “galleria d’arte in miniatura”, capace di restituirci anche il gusto estetico, i simboli religiosi e gli ideali di bellezza delle società che le produssero.

Tra i dettagli più affascinanti vi sono le acconciature. Ricci, trecce, ciocche raccolte, fasce, diademi, reticelle e capelli lasciati liberi non erano semplici elementi ornamentali: contribuivano a definire l’identità della figura rappresentata e, attraverso di essa, quella della città che aveva emesso la moneta.

È importante, tuttavia, non leggere queste immagini come fotografie della moda quotidiana. Le teste raffigurate sui conii sono nella maggior parte dei casi divinità, ninfe, eroi o personificazioni idealizzate. L’acconciatura risponde quindi a un preciso linguaggio artistico e simbolico, nel quale bellezza, divinità, giovinezza, ordine e prestigio potevano fondersi.

La tecnica della monetazione incusa nell’Italia meridionale

Prima di soffermarci sulle acconciature, bisogna ricordare una delle caratteristiche più originali della monetazione dell’Italia meridionale: la cosiddetta monetazione incusa.

Tra la fine del VI e l’inizio del V secolo a.C. alcune colonie greche dell’Italia meridionale, soprattutto città di area achea come Sibari, Metaponto, Crotone, Caulonia e Poseidonia, produssero monete nelle quali il tipo del diritto veniva ripetuto al rovescio in forma incavata, cioè “in negativo”.

Taras a Taranto: l’ordine e il vigore della giovinezza

Una delle immagini più riconoscibili della monetazione di Taras, l’antica Taranto, è quella del giovane eroe seduto o in movimento sul dorso di un delfino. La figura allude a Taras, mitico fondatore della città, figlio di Poseidone secondo la tradizione mitologica. Il delfino è quindi molto più di un semplice animale marino: rappresenta il legame tra il fondatore, il mare e la città stessa.

Nelle numerose emissioni tarentine, soprattutto tra il V e il III secolo a.C., Taras appare come un giovane dalla fisionomia idealizzata:

  • Chioma e compostezza: I capelli sono generalmente corti o ordinatamente disposti, secondo un modello che comunica giovinezza, vigore e controllo.
  • Confronto di genere: È interessante confrontare questa immagine con le acconciature femminili presenti sulle monete contemporanee. Il giovane eroe viene costruito secondo un ideale di ordine e compostezza, mentre le figure femminili possono presentare capelli più elaborati, raccolti o movimentati.
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Terina: l’eleganza raffinata della ninfa e di Nike

Se esiste una città della Magna Grecia nella quale l’acconciatura assume un ruolo particolarmente elegante, questa è Terina, città della Calabria tirrenica, la cui localizzazione è stata a lungo discussa e viene generalmente collocata nell’area dell’odierna Lamezia Terme.

La monetazione di Terina, iniziata probabilmente agli inizi del V secolo a.C., presenta al diritto una splendida testa femminile associata alla ninfa Terina, mentre al rovescio compare Nike, la dea della vittoria, in diverse pose. Qui l’acconciatura diventa un elemento fondamentale della composizione:

  • Dettagli ornamentali: La testa femminile può essere rappresentata con capelli raccolti, fasce, ampyx, elementi ornamentali e, in alcune emissioni, con una corona che incornicia il volto.
  • L’estetica: Il risultato è quello di una bellezza composta e raffinata, nella quale l’ordine dei capelli contribuisce a creare un’immagine quasi ideale della giovinezza femminile.

Tra le emissioni di Terina compaiono anche firme di incisori, tra cui ΦΙΛΙΣ (Philis). Il nome Philis può sembrare immediatamente femminile a un lettore moderno e in passato ha contribuito a discussioni sull’identità dell’artista. La documentazione numismatica consente di riconoscere una firma, ma l’identificazione personale dell’incisore rimane problematica.

Siracusa e il capolavoro di Aretusa: Kimon ed Euainetos

Il capitolo più spettacolare è forse quello di Siracusa, dove la monetazione raggiunse livelli artistici eccezionali. La protagonista è Aretusa, la ninfa della sorgente di Ortigia e una delle immagini più celebri dell’intera numismatica greca.

La sua testa compare su numerose monete siracusane, spesso circondata da delfini. La scelta non è casuale: Aretusa è una divinità legata all’acqua e alla sorgente, mentre il delfino richiama immediatamente l’ambiente marino di Siracusa. Una moneta poteva quindi raccontare la città attraverso un’immagine riconoscibile anche senza bisogno di leggere l’iscrizione.

L’evoluzione dello stile e la firma di Kimon

Le prime rappresentazioni di Aretusa sono più semplici e risentono ancora del linguaggio arcaico. Successivamente i capelli diventano sempre più naturali e complessi: compaiono ciocche meglio definite, diademi, reticelle, fasce e corone.

Uno degli episodi più affascinanti riguarda l’incisore Kimon, attivo a Siracusa tra la fine del V e l’inizio del IV secolo a.C.:

  • La firma nell’acconciatura: Kimon è uno dei pochi incisori greci antichi il cui nome sia sopravvissuto grazie alle firme apposte direttamente sui conii. In alcune emissioni la sua firma compare proprio sulla fascia che trattiene i capelli di Aretusa.
  • L’ampyx decorato: La celebre Aretusa di Kimon presenta un’acconciatura particolarmente elaborata, con capelli raccolti e trattenuti da una fascia ornamentale. In alcune emissioni la firma "KIMΩN" è direttamente associata all’ampyx, la fascia che attraversa la parte superiore della capigliatura.

Euainetos e il simbolismo della corona di spighe

Contemporaneo o di poco posteriore a Kimon fu Euainetos, un altro grande maestro dell’incisione monetale siracusana. Le sue celebri decadracme mostrano Aretusa con una diversa concezione della capigliatura:

  1. La corona di spighe: In alcune emissioni i capelli sono raccolti sotto una corona di spighe, mentre le ciocche sono trattate con grande attenzione.
  2. Il significato simbolico: La corona di spighe introduce un ulteriore livello simbolico: oltre all’acqua e alla fertilità rappresentate da Aretusa, entra in scena la ricchezza agricola della Sicilia. La testa della ninfa diventa così un’immagine nella quale si incontrano mare, acqua, fertilità e prosperità.
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La moneta come “biglietto da visita” della polis e il legame con la scultura

Aretusa, Terina e Taras ci mostrano un principio fondamentale della monetazione greca: la città poteva costruire la propria identità attraverso immagini facilmente riconoscibili. Un cittadino o un mercante poteva vedere una testa femminile circondata da delfini e collegarla a Siracusa; poteva riconoscere Taras sul delfino e pensare immediatamente a Taranto; poteva identificare l’elegante figura femminile e Nike con Terina. La moneta diventava quindi una sorta di piccolo “biglietto da visita” della polis.

Il dialogo tra incisori e grande scultura

Un’altra curiosità è il rapporto tra incisione monetale e grande scultura. Gli incisori non lavoravano isolati dal resto del mondo artistico. Le monete risentivano degli stessi cambiamenti estetici che interessavano la scultura e le arti figurative greche:

  • Dall’arcaico al naturale: L’evoluzione è evidente soprattutto nella resa dei capelli: dalle superfici più schematiche e convenzionali dell’età arcaica si passa progressivamente a ciocche, riccioli e ondulazioni più naturali.
  • Le firme d’autore: Nel mondo antico non era affatto comune che l’incisore di un conio lasciasse il proprio nome. Per questo le firme di Kimon, Euainetos, Eukleidas e di altri maestri costituiscono una documentazione eccezionale. Le firme potevano essere minuscole e collocate in punti apparentemente secondari della composizione: su una fascia per capelli, vicino a un delfino, sotto una figura o all’interno di un elemento decorativo.

Conclusione: un linguaggio dell’immagine che sfida i millenni

Osservare le acconciature sulle monete della Magna Grecia significa quindi andare oltre la semplice curiosità estetica. I capelli di Taras, le elaborate acconciature della figura femminile di Terina e le sofisticate capigliature di Aretusa mostrano l’evoluzione del gusto artistico greco d’Occidente. Ma raccontano anche qualcosa di più profondo: il modo in cui le città volevano rappresentare se stesse.

La giovinezza eroica di Taras, la grazia di Terina, la dimensione acquatica e fertile di Aretusa non sono semplicemente belle immagini. Sono messaggi visivi che viaggiavano lontanissimo nei mercati dell’antichità.

Gli incisori lavoravano su superfici minuscole, trasformando il metallo in immagini capaci di sopravvivere per oltre duemila anni. Le acconciature delle monete magnogreche non sono dunque semplici decorazioni: sono un linguaggio dell’immagine attraverso cui gli artisti comunicarono bellezza, giovinezza, divinità, prestigio e identità civica. Ancora oggi, ogni singola ciocca incisa nell’argento continua a raccontare la storia di una città.