Livia Drusilla e Augusto: la coppia che fondò l’Impero Romano

di Daniele Castrizio

Ottaviano Augusto ebbe tre mogli, ma soltanto una condivise realmente con lui la costruzione dell’Impero.

I primi due matrimoni furono accordi politici, conclusi e sciolti secondo le mutevoli esigenze delle alleanze. Nel 43 a.C. sposò Clodia Pulcra, figlia di Fulvia e figliastra di Marco Antonio: un’unione destinata a suggellare il Secondo Triumvirato. Quando i rapporti con Marco Antonio precipitarono, Ottaviano ripudiò la giovane, dichiarando che il matrimonio non era mai stato consumato.

Nel 40 a.C. sposò Scribonia, imparentata con Sesto Pompeo, il potente avversario che controllava la Sicilia e minacciava gli approvvigionamenti di Roma. Anche questa volta le nozze furono uno strumento diplomatico. Dall’unione nacque Giulia maggiore, l’unica figlia naturale di Augusto, ma proprio il giorno della sua nascita Ottaviano comunicò alla moglie la decisione di divorziare. Secondo la versione ufficiale, non riusciva più a sopportarne il carattere. In realtà, nella sua vita era già entrata un’altra donna.

L’incontro con Livia Drusilla e lo scandalo delle nozze

Livia Drusilla apparteneva alla prestigiosa gens Claudia, una delle più antiche famiglie patrizie di Roma. Quando incontrò Ottaviano, nel 39 a.C., era sposata con Tiberio Claudio Nerone, aveva già un figlio, Tiberio, ed era incinta del secondo, Druso.

La passione del futuro Augusto superò ogni convenienza e suscitò inevitabile scandalo. Scribonia fu ripudiata, mentre Tiberio Claudio Nerone acconsentì al divorzio e partecipò persino alle nuove nozze della moglie, quasi svolgendo il ruolo del padre. Il matrimonio fra Ottaviano e Livia fu celebrato nel 38 a.C., pochissimo tempo dopo la nascita di Druso.

ritratto di Livia, Parigi, Louvre

Cominciò così un’unione durata cinquantadue anni, fino alla morte di Augusto nel 14 d.C. Livia accompagnò il marito durante le guerre civili, la conquista del potere assoluto e la lenta trasformazione della Repubblica nel Principato. Non fu soltanto una consorte fedele, ma la compagna di un progetto politico destinato a mutare per sempre la storia di Roma.

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cameo con Augusto, Livia e Nerone. San Pietroburgo, Ermitage.

Un paradosso d’amore e di potere: l’immagine della matrona

La loro unione presentava, tuttavia, un evidente paradosso: Augusto e Livia non ebbero figli. Il principe che avrebbe promosso leggi severe contro l’adulterio e penalizzato i matrimoni privi di discendenza non pensò mai di ripudiarla. In una società nella quale la funzione primaria delle nozze aristocratiche era assicurare eredi, questa scelta rivela la profondità del loro legame. Livia era per Augusto qualcosa di più di una moglie: una consigliera, una confidente e forse l’unica persona capace di comprendere fino in fondo la solitudine del potere.

Per non urtare la sensibilità ancora repubblicana dei Romani, ella costruì con intelligenza la propria immagine pubblica. Si presentava come la perfetta matrona, custode del mos maiorum: viveva con sobrietà nella casa sul Palatino, evitava l’ostentazione dei gioielli e, secondo la tradizione, tesseva personalmente gli abiti del marito.

Dietro questa austerità esercitava però un’influenza senza precedenti. Riceveva ambasciatori, proteggeva amici e clienti, interveniva nelle richieste di grazia e partecipava, sia pure discretamente, alle decisioni della corte. Augusto le riconobbe privilegi eccezionali per una donna romana, dall’indipendenza nella gestione dei beni al diritto di essere onorata con statue pubbliche.

La forza di Livia consistette proprio nella capacità di conciliare due realtà apparentemente inconciliabili: l’obbedienza esteriore della moglie romana e l’autorità concreta di una protagonista politica. Non aveva bisogno di apparire al comando, perché il suo potere nasceva dalla vicinanza quotidiana al principe. In tal modo contribuì a definire il ruolo della donna nella nuova monarchia imperiale, pur continuando a presentarla come una semplice estensione della famiglia tradizionale.

Lo scontro dinastico: Livia Drusilla vs Giulia Maggiore

Il punto più delicato rimaneva la successione. Augusto voleva trasmettere il potere attraverso la propria discendenza: prima al nipote Marcello, poi a Gaio e Lucio Cesare, figli di Giulia maggiore e di Marco Vipsanio Agrippa.

denario con Augusto/Giulia e i figli Gaio e Lucio.

Livia guardava invece ai figli avuti dal primo marito, Tiberio e Druso. Il progetto di porre Tiberio sul trono, una vera ossessione per Livia, l’aveva portata a non dare figli ad Augusto: cuore di mamma!

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La tensione fra lei e Giulia rappresentava dunque lo scontro fra due rami della domus Augusta, ma anche fra due modelli femminili opposti. Livia incarnava la matrona austera e controllata; Giulia era colta, brillante, indipendente e insofferente verso la morale severissima imposta dal padre.

Dopo la morte di Agrippa, Giulia fu costretta nell’11 a.C. a sposare Tiberio, che dovette a sua volta divorziare dall’amata Vipsania Agrippina. L’unione, pensata per saldare i due rami della famiglia e inserire Tiberio nella successione, si trasformò in un fallimento. Giulia mal sopportava il carattere chiuso e malinconico del marito; Tiberio finì per ritirarsi volontariamente a Rodi.

Poco dopo, nel 2 a.C., la figlia di Augusto venne accusata di adulterio ed esiliata, anche se la sua colpa maggiore era quella di tentare di restaurare la Repubblica, sia pure dopo la morte del padre. La sua rovina fu anche il crollo di un’intera linea dinastica. Dopo la morte di Augusto, uno dei primi atti del nuovo imperatore Tiberio fu quello di mandare un sicario a assassinare Giulia a Reggio, dove era stata esiliata dopo una parentesi a Pandatara (Ventotene). Gli scavi archeologici hanno ritrovato un mausoleo dell’epoca di Caligola, eretto per riabilitare la memoria della nonna Giulia.

ricostruzione Castrizio del mausoleo di Piazza Garibaldi a RC, opera di S. Autellitano

La vittoria di Livia: Tiberio Imperatore e la nascita di Giulia Augusta

Le morti premature di Lucio e Gaio Cesare lasciarono infine libera la strada a Tiberio. Gli storici antichi, soprattutto Tacito, dipinsero Livia come una manipolatrice spietata e le voci popolari arrivarono ad attribuirle complotti e avvelenamenti, compreso quello del marito imperatore. Ma nessuna prova dimostra che sia stata responsabile della scomparsa degli eredi di Augusto. Più che una criminale, ella fu una donna dotata di straordinaria intelligenza politica, determinata ad assicurare al proprio figlio il posto che riteneva gli spettasse.

Alla morte di Augusto, nel 14 d.C., Tiberio divenne il secondo imperatore di Roma. Nel testamento, il principe adottò Livia nella famiglia Giulia e le conferì il nome di Giulia Augusta. Era l’ultimo atto di un’unione iniziata nello scandalo e terminata con la fondazione di una dinastia. La moglie di Augusto diveniva così, anche ufficialmente, la madre dell’Impero.

sesterzio in oricalco con il carpentum, carro funebre di Livia/Giulia.