Cleopatra VII: Il volto reale, l’iconografia e il mito dell’ultima regina

Nella memoria collettiva, Cleopatra VII, stratega e ammaliatrice, rimane uno dei simboli più potenti dell’antico Egitto, ultima sovrana della dinastia tolemaica, discendente di uno dei generali di Alessandro Magno, abile nell’unire politica, seduzione e immagine pubblica.

Quasi tutti i dipinti famosi come quello della “Morte di Cleopatra (1890)” di John Collier, ritraggono la carismatica dominatrice dopo il tragico suicidio, dalla pelle chiara e luminosa, preservata dai lunghi bagni nel latte d’asina.

Le fonti numismatiche e la scultura d’epoca

Mentre i ritratti realizzati durante la sua vita, come quelle su denario d’argento “Cleopatra e Marco Antonio (36 a.C.)”, diventano le fonti più affidabili, le quali ci restituiscono l’idea di una reggente solida, caratterizzata da profilo deciso, fronte alta, naso aquilino, mento forte, labbra sottili e capelli raccolti sulla nuca.

Così come nel “busto di Cleopatra VII (40-30 a.C.)” in marmo, il volto è più idealizzato, con i tratti classici greci, e, lo chignon basso, pettinatura che diffuse tra le matrone durante il suo soggiorno romano.

Busto di Cleopatra VII (40-30 a.C.), generata con l'AI

Busto di Cleopatra VII (40-30 a.C.). Fonte: MuviAppia –

Inoltre, nella “statua di Cleopatra VII in stile egizio (51-30 a.C.)”, in basalto nero, indossa il diadema reale tolemaico su parrucca vistosa, viso ovale ed espressione controllata.

Statua di Cleopatra VII in stile egizio (51-30 a.C.), generata con l'AI

Statua di Cleopatra VII in stile egizio (51-30 a.C.). Fonte: Facebook

La propaganda politica e il tempio di Dendera

Cleopatra e Cesareone che offrono al Dio (51-30 a.C.) a Dendera, generata con l'AI

Cleopatra e Cesareone che offrono al Dio (51-30 a.C.) a Dendera. Fonte: Reddit

Infine, nei rilievi “Cleopatra e Cesareone che offrono al Dio (51-30 a.C.)”, del tempio di Dendera, viene rappresentata come la dea Hathor, con nemes (velo), ureo (cobra e avvoltoio) e occhi magnetici, enfatizzati con il khol nero, tipica fisionomia della propaganda politica.

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In realtà, il potere dell’ultima regina di Egitto, ricordata dai posteri con pelle d’ebano e occhi da gatta, non risiedeva nella bellezza classica, ma nella voce, nell’intelligenza e nel carisma. Inoltre, Cleopatra parlava 9 lingue, l’unica dei Tolomei a imparare anche l’egiziano, capace di trattare direttamente con sacerdoti e popolo, senza interpreti.

Le alleanze con Roma: Giulio Cesare e Marco Antonio

Salì al trono a 18 anni (51 a.C.) insieme al fratello-marito Tolomeo XIII di soli 10 anni, e, successivamente insieme al secondo marito-fratello, Tolomeo XIV, incesti istituzionali previsti dalla legge dinastica per custodire il sangue “puro”, svincolati da giudizi morali e da scandali. E quando il fratello e i consiglieri la cacciarono, si alleò con Roma, presentandosi davanti a Giulio Cesare avvolta in un tappeto persiano, trasportato da due schiavi, con la tunica e il corpo profumato, quotidianamente cosparso di olio di rose e mirra, e, i capelli trattati con olio di gelsomino.

Da quella unione nacque Tolomeo XV Cesare, detto Cesareone (giustiziato da Ottaviano), e, quando il suo potente protettore fu ucciso, sedusse Marco Antonio, palesandosi vestita dalla dea Afrodite, navigando su una barca dorata con vele di porpora.

Dal loro legame nacquero 3 figli, Alessandro Elio, Cleopatra Selene II (l’unica sopravvissuta alla madre) e Tolomeo Filadelfo, e, quando il sogno di governare Oriente e Occidente s’infranse, preferì morire (30 a.C.) facendosi mordere da un’aspide, pur di non diventare schiava di Ottaviano, dopo la sconfitta di Azio.

Le fonti narrano che sia stata sepolta insieme al suo ultimo amore romano, presumibilmente in un mausoleo greco-egizio vicino ad Alessandria, crollato nelle acque dopo vari terremoti e maremoti. In questo modo Cleopatra VII ha trionfato anche da morta, non consegnandoci un cadavere ma lasciandoci un enigma, controllando il suo aspetto conturbante fino alla fine.

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