Joggi Avant Folk, 28 anni di resistenza: il piccolo borgo che parla al Sud

Tra memoria, musica e impegno civile, il festival di Joggi chiude un’edizione da record dedicata a Samuele e conferma la forza di una comunità che non smette di credere nel proprio territorio.

Di Gennaro Gallo

Si è conclusa con una partecipazione straordinaria la 28ª edizione del Joggi Avant Folk, il festival che da quasi tre decenni trasforma il suggestivo borgo di Joggi, nel comune arbëresh di Santa Caterina Albanese, in un luogo di incontro, cultura e condivisione.

L’edizione 2026 è stata la più emozionante degli ultimi anni. La giornata inaugurale è stata dedicata al ricordo di Samuele, giovane cresciuto all’interno della grande famiglia del festival e scomparso un anno fa. Un momento intenso, vissuto come un abbraccio collettivo che ha ricordato come Joggi sia prima di tutto una comunità.

Tre giorni nella Valle dell’Esaro tra musica, cultura e idee

Per tre giorni la Valle dell’Esaro ha risposto presente: concerti, dibattiti, presentazioni di libri, laboratori, mostre, artigianato ed eccellenze gastronomiche hanno animato la piazza, dimostrando che la cultura può diventare il cuore pulsante di un territorio spesso lasciato ai margini. E, per una volta, il traffico più intenso è stato quello delle idee.

La storia del festival: dalla visione di Ubaldo alla guida di Maurizio Servidio

Ai nostri microfoni, Ubaldo Servidio, storico fondatore, ha raccontato la nascita del progetto: un sogno condiviso da un gruppo di amici che, 28 anni fa, decise di investire tempo, energie e risorse proprie per creare qualcosa che nei piccoli paesi sembrava impossibile. Da allora il festival è cresciuto senza perdere la sua anima indipendente, sostenuto da volontari, crowdfunding e da chi ha scelto di crederci.

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Oggi quel testimone è nelle mani di Maurizio Servidio, presidente dell’associazione, che ha ringraziato tutti coloro che continuano a rendere possibile questa avventura: dai ragazzi e dalle ragazze dello staff agli artisti, fino alle migliaia di persone che ogni anno attraversano la “magica piazza” di Joggi.

Dario Brunori e la resistenza culturale del Sud

Tra gli ospiti più attesi anche Dario Brunori, legato al borgo da un profondo affetto fin dall’infanzia. La sua presenza è ormai una tradizione: un ritorno tra amici che racconta meglio di qualsiasi slogan il valore umano di questo festival.

Joggi Avant Folk resta così molto più di una rassegna musicale: è un esempio concreto di resistenza culturale, capace di unire radici e sguardo sul mondo, affrontando temi come migrazioni, diritti umani, inclusione e accoglienza. Un piccolo paese, con una visione sorprendentemente grande. E l’appuntamento è già fissato: ci rivediamo a Joggi 2027.