DI Paolo Brutto
Introduzione: Il poeta e il significato dell’opera
Gurudev (“mentore divino”), Kobiguru (“poeta del mondo”), Biswokobi (“grande poeta”): sono solo alcuni dei soprannomi dati al grande poeta, prosatore, drammaturgo e filosofo indiano di etnia bengalese Rabindranath Tagore, fra le voci liriche orientali più importanti del ventesimo secolo, la cui profonda spiritualità ha nutrito il cuore e l’anima di intere generazioni di lettori in tutto il mondo. Nato a Calcutta il 7 maggio 1861 e morto nella stessa città il 7 agosto del 1941, Tagore proveniva da una famiglia ricchissima ed aristocratica che svolse un ruolo fondamentale nella vita culturale, artistica, religiosa e politica del Bengala.
Nella sua enorme produzione poetica e letteraria, le canzoni d’amore hanno un ruolo decisamente significativo, in quanto non solo possiedono una straordinaria ricchezza tematica e lirica, ma anche perché riprendono e rinnovano la grande tradizione degli antichi canti amorosi sanscriti. Definito dai critici come “lo Shelley del Bengala” – uno dei poeti prediletti da Tagore – visto il profluvio di immagini che si susseguono incastonate l’una all’altra in una cornice melodica e poetica di rara bellezza, Rabindranath Tagore si rivolge, nelle sue poesie, “all’Amore stesso, più che a un essere amato, all’Amore attraversato, desiderato, cercato, vissuto con passione, perduto, ritrovato, inespresso” (Brunilde Neroni).
L’amore di cui parla Tagore – premiato nel 1913 col Premio Nobel per la letteratura per la profonda sensibilità, la freschezza e la bellezza dei versi con i quali, con consumata capacità, ha reso il proprio pensiero poetico, espresso in inglese con parole proprie, parte della letteratura occidentale – si esprime attraverso le innumerevoli sfumature di cui è composto l’animo umano: un sentimento meraviglioso, quasi divino, che però mostra in alcuni momenti anche aspetti tormentati e dolorosi, che nasce e si sviluppa nell’animo del poeta ma che riesce a muovere energie spirituali capaci di investire non solo la realtà che ci circonda ma anche l’intero universo.
Un amore che oscilla perenne tra la sofferenza e la gioia, tra la vita e la morte: anzi, per Tagore, l’amore diventa desiderio di incontrarsi con la persona amata “in un incontro simile alla morte, che tutto consuma”. Questa concezione dell’amore così profonda ed intensa, questa energia metafisica, divina e umana allo stesso tempo, che pervade l’universo ma che sembra andare anche oltre il concetto di tempo e di spazio, la ritroviamo nei versi sublimi di Amore senza fine, una poesia che racchiude l’essenza dell’amore assoluto, un amore capace di travalicare i nostri limiti umani per fondersi con lo spirito divino. Il titolo originale di questo componimento è Ananta Prem, dove “Ananta” significa senza fine o eterno e “Prem” sta per amore: in questa lirica il Gurudev della poesia bengalese celebra l’amore per la persona amata definendolo in senso assoluto, capace di riscrivere il concetto stesso del tempo e di ridefinire l’orizzonte emotivo di Tagore in maniera tale da diventare la stella polare che, rivestita di luce, buca l’oscurità del tempo. Un amore antico, reciproco, che pulsa nel cuore del tempo ma le cui forme si rinnovano eternamente.
IN COPERTINA Il poeta, scrittore e filosofo indiano Rabindranath Tagore in una foto del 1909.
Il testo della poesia: “Amore senza fine” (Ananta Prem)
Mi sembra di averti amato in infinite forme, infinite volte…
Vita dopo vita, età dopo età, per sempre.
Il mio cuore incantato ha creato e ricreato la collana di canzoni
Che tu prendi in dono e porti al collo nelle tue molteplici forme,
Vita dopo vita, età dopo età, per sempre.
Ogni volta che sento le antiche cronache dell’amore, il suo dolore secolare
La sua antica storia di essere separati o insieme.
Mentre fisso il passato, alla fine emergi tu,
Rivestita della luce di una stella polare che buca l’oscurità del tempo:
Diventi un’immagine di ciò che viene ricordato per sempre.
Io e te abbiamo galleggiato qui sul ruscello che sgorga dalla sorgente.
Nel cuore del tempo, l’amore di uno per l’altro.
Abbiamo giocato a fianco di milioni di amanti, condiviso la stessa
Timida dolcezza dell’incontro, le stesse lacrime angosciose dell’addio…
Un amore antico ma le cui forme si rinnovano di continuo.
Oggi è raccolto ai tuoi piedi, ha trovato la sua fine in te.
L’amore di tutti i giorni dell’uomo, passati e futuri:
Gioia universale, dolore universale, vita universale.
I ricordi di tutti gli amori che si fondono con questo nostro unico amore
E le canzoni di tutti i poeti del passato e dell’eternità.
Analisi e significato: L’amore come forza creatrice del cosmo
Questa poesia rappresenta un viaggio straordinario all’interno di quelle emozioni profonde che scaturiscono dall’incontro di due anime innamorate. Per Tagore l’amore vero esiste ed è profondamente intrecciato a quello divino che ha dato origine all’universo e a tutti gli esseri viventi: la persona amata, infatti, viene paragonata dal poeta bengalese addirittura alla stella polare che trafigge le tenebre del tempo, divenendo essenza stessa di eternità.
Questo amore, infatti, ha infinite forme che si rinnovano nei secoli, vita dopo vita, età dopo età, per sempre: un amore che scorre perenne come un ruscello dalla sorgente del tempo, l’origine da dove nasce ogni cosa e che adombra tra le righe una metafora di quello spirito divino creatore di ogni cosa. Tagore e la sua amata hanno giocato al fianco di milioni di amanti, condiviso la stessa timida dolcezza dell’incontro, le stesse lacrime angosciose dell’addio: questi verseranno trascendono il vissuto personale del poeta elevando l’amore ad una dimensione collettiva tale che tutti gli amori del mondo, passati, presenti e futuri confluiscono e si fondono nel sentimento vissuto da Tagore per la donna amata.
Quest’amore, dunque, assume contorni profondamente universali, cosmologici, riunendo in sé tutti i sentimenti contenuti nel cuore dell’umanità ed elevandoli ad una dimensione intrinsecamente spirituale. Gioia universale, dolore universale, vita universale: l’amore, secondo la concezione del grande poeta bengalese, acquisendo questi connotati supera le barriere e i limiti impostici dalla nostra mortalità per divenire assoluto, un tutt’uno col divino. Questa fusione, che contempla il ricordo di tutti gli amori passati celebrati, nelle loro canzoni e nelle loro poesie, da tutti i poeti del mondo, rappresenta per Tagore la scintilla divina che alimenta incessantemente la nostra esistenza, che fa volare il nostro cuore e vivifica la nostra anima lungo il cammino che porta all’eternità.

