Wilma De Angelis: perché ricordare soltanto chi siamo stati?

Il ricordo di una telefonata

Una telefonata per il suo novantesimo compleanno, una voce che sembrava sorridere e il desiderio di raccontare il presente. Il mio ricordo di un’artista che aveva conservato il piacere di incontrare le persone.

di Marco Signorile

La prima cosa che ricordo è la voce. Squillante, difficilmente confondibile, attraversava il telefono con una naturalezza che metteva subito a proprio agio. Prima ancora di cominciare l’intervista, avevo già incontrato il sorriso di Wilma De Angelis.

L’avevo contattata in occasione del suo novantesimo compleanno, l’8 aprile. Una data che mi è rimasta impressa anche per una piccola coincidenza: io compio gli anni il 7 aprile, lei li festeggiava il giorno dopo. Allora conducevo un programma su Radio Zeus, dove ero anche direttore artistico. Attraverso un amico comune avevo avuto il suo numero e, dopo averle fatto anticipare la mia richiesta, l’avevo chiamata. Per sentirla si passava dal telefono: niente scambi di email, ma una conversazione.

Ricordo il senso delle sue prime parole: era felice di sentirmi, ma mi chiedeva perché volessi intervistare proprio lei. Le risposi con la ragione più semplice: era una grande artista e il suo compleanno mi sembrava una bella occasione per incontrarla e ripercorrere la sua storia.

Accettò volentieri, con una precisazione che ancora oggi considero la parte più preziosa di quel dialogo. Non desiderava soffermarsi troppo sul racconto della carriera. Voleva parlare di ciò che era in quel momento, della sua vita.

Rispettai quel desiderio, anche se durante la conversazione tornammo su alcuni passaggi del suo percorso. Era difficile tenere completamente fuori la musica e la televisione: avevano accompagnato la sua esistenza e quella di tanti italiani.

La carriera: dal successo di Sanremo a “Miss Patatina”

Il debutto al Festival di Sanremo nel 1959, con “Nessuno” e “Per tutta la vita”, l’aveva fatta conoscere al grande pubblico. Nel 1960 era arrivato il terzo posto con “Quando vien la sera”, mentre l’anno successivo “Patatina” le aveva regalato un successo destinato a seguirla per tutta la carriera, insieme al soprannome di “Miss Patatina”. Poi Canzonissima, i duetti con Mina e una presenza televisiva nella quale alla voce si affiancavano il garbo e una simpatia naturale.

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Cantante, conduttrice e anche attrice, Wilma aveva saputo attraversare stagioni diverse dello spettacolo, trovando nuovi modi per incontrare il pubblico. Ma quel giorno mi chiedeva di lasciare spazio anche alla donna che viveva oltre quelle immagini.

È da questo desiderio che vorrei ricordarla oggi, dopo la sua scomparsa a Milano, l’11 ottobre, a 96 anni, confermata dal nipote Fabio De Angelis.

La quotidianità a Milano e la vita privata

Nel ricordo di quella telefonata, avvenuta sei anni fa, porto soprattutto la Wilma dei suoi novant’anni. Mi raccontò il suo quartiere milanese, le passeggiate abituali, le persone che incontrava. Era conosciuta, salutata, riconosciuta con affetto. Mi colpì quanto fosse importante, per lei, mantenere quel contatto: uscire, scambiare qualche parola, partecipare alla vita che le accadeva intorno.

Ascoltandola, avevo la sensazione che il rapporto con il pubblico continuasse anche lì, nella dimensione semplice di una giornata. Dopo tanti anni trascorsi a entrare nelle case attraverso la musica e la televisione, conservava il piacere di incontrare le persone da vicino. Quella quotidianità aveva un valore pieno, meritava di essere raccontata.

Mi parlò anche di Gianni, il suo compagno, e di un amore incontrato quando erano già adulti. Nel suo racconto c’erano la comprensione, l’aiuto reciproco, il piacere di farsi compagnia. Un legame importante, vissuto scegliendo di abitare in due case separate.

Quella scelta mi incuriosì. Mi sembrava che custodire ciascuno il proprio spazio potesse essere anche un modo per ritrovarsi con più piacere. Era una mia impressione, nata ascoltandola: lei mi raccontava un rapporto in cui sentiva di essere amata e di poter condividere la vita. Anche questo contribuiva al suo sentirsi una donna fortunata.

L’intuizione di Paolo Limiti e la televisione che sa di casa

Quando affioravano gli episodi della carriera, li raccontava con simpatia, lasciando emergere persone, incontri, occasioni. Tra questi ricordò Paolo Limiti e la proposta che l’aveva portata a condurre un programma di cucina su Telemontecarlo.

Da quell’intuizione, nel 1979, nacque “Telemenù”, cui seguirono “Sale, pepe e fantasia”, “A pranzo con Wilma” e altre trasmissioni. Si aprì una nuova stagione di popolarità: la sua spontaneità trovò nella cucina uno spazio familiare, capace di avvicinare anche chi non l’aveva conosciuta attraverso le canzoni.

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Anche Limiti merita un pensiero in questo ricordo. Un autore e uomo di spettacolo capace di riconoscere le qualità di un’interprete e immaginarle dentro una possibilità nuova. Il modo di Wilma di parlare alle persone, il suo sorriso rassicurante, potevano diventare il centro di una televisione che sapeva di casa.

Lei mi raccontava quanto quella dimensione fosse diventata importante nella sua vita. Dagli aneddoti televisivi si arrivava alla condivisione, al piacere di stare insieme, al rapporto con la gente. La cucina offriva un argomento comune, un’occasione per continuare una conversazione con chi la seguiva da anni e con chi l’aveva scoperta proprio attraverso quei programmi.

L’eredità di Wilma De Angelis: ascoltare chi siamo diventati

Di quella telefonata mi è rimasta soprattutto l’assenza di rimpianto. Nel ricordo che ne conservo, Wilma parlava di una vita lunga e, sotto molti aspetti, fortunata. Riconosceva il valore degli affetti e delle persone care. Rievocava ciò che aveva vissuto senza lasciare che la nostalgia occupasse tutto lo spazio. C’era ancora il presente: la passeggiata da fare, le persone da incontrare, qualcosa da raccontare.

La sua sorpresa per l’invito aveva anche un’altra ragione. Radio Zeus proponeva una musica e si rivolgeva a un pubblico che potevano sembrare lontani dal suo percorso. Ma io desideravo portare nel programma anche la storia della musica leggera italiana, attraverso le voci di chi l’aveva costruita. Offrire agli ascoltatori l’occasione di conoscere una persona, oltre alle canzoni e al nome.

Quella conversazione mi confermò quanto fosse importante farlo. A volte torniamo a occuparci degli artisti quando scompaiono, cercando nelle loro biografie le tappe con cui riassumerli. Incontrarli mentre possono ancora raccontarsi permette di scoprire anche ciò che un elenco di successi difficilmente restituisce: il modo di guardare la propria vita, la curiosità, l’ironia, il bisogno degli altri.

Wilma, quel giorno, mi aveva chiesto di ascoltare chi era diventata. È il ricordo che desidero conservare: la sua voce al telefono, il sorriso che vi riconoscevo e la donna che, in quel momento della sua vita, aveva ancora voglia di uscire di casa per incontrare il mondo.