Eugenio Carbone: la doppia anima tra la Grande Moda a Roma e la Pittura in Calabria

di Susy Carbone

All’inizio degli anni Ottanta, Eugenio Carbone consolida la propria attività in via Nomentana, trasformandola in un raffinato laboratorio di alta sartoria, frequentato da una clientela romana selezionata. La cura del dettaglio, la perfezione della vestibilità e la ricercatezza dei tessuti gli permettono di costruire una reputazione solida e autorevole.

Accanto al proprio lavoro di couturier, Carbone mantiene un rapporto professionale con le Sorelle Fontana, che gli affidano regolarmente la realizzazione di capi su misura, fornendogli sete, broccati e tessuti destinati a importanti clienti e figure dello spettacolo.

Dal celebre atelier nei pressi di Piazza di Spagna arrivano commissioni e richieste di rifinitura che Carbone segue personalmente, coniugando autonomia creativa ed esperienza nel mondo della moda. Sono abiti unici, spesso impreziositi da ricami e lavorazioni eseguiti a mano, capaci di esprimere una concezione intima e personale della moda.

L’intreccio con la famiglia Zanini e il salotto culturale di Via del Babuino

Fra le relazioni nate in questo circuito c’è quella con Germana Gerardi, cliente della Marucelli, che alla chiusura dell’atelier diventerà cliente affezionata di Carbone, presentandogli anche suo marito, Giuseppe Zanini, noto gallerista e pittore.

Il figlio Antonello Zanini, cresciuto nell’atmosfera dell’atelier della stilista milanese, conosce Eugenio fin da bambino. Terminati gli studi, gli chiede di realizzare per lui diversi capi disegnati per la madre e, nel 1983, un’intera collezione in seta nei toni del grigio perla e del rosa per la propria azienda.

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Il legame con la famiglia Zanini si radica anche nella vita culturale romana. La galleria di famiglia, in via del Babuino 41, è un luogo che Carbone frequenta per ammirare le opere e incontrare gli artisti, un salotto culturale frequentato non solo da pittori e collezionisti, ma anche da intellettuali, poeti e registi come Federico Fellini e Michelangelo Antonioni.

Questo intreccio fra atelier, moda e scambi culturali contribuisce a definire l’eleganza delle creazioni nate dalla sua sartoria.

Il ritorno alle radici: la pittura e le mostre in Calabria

Ma gli anni Ottanta sono anche il periodo in cui la pittura di Eugenio Carbone acquista una nuova dimensione pubblica. Il rapporto con la Calabria, sua terra d’origine, si traduce in una serie di esposizioni che gli permettono di presentare un’altra parte essenziale della propria identità artistica.

Nel 1982, a Mendicino, Carbone allestisce una personale con paesaggi, soggetti religiosi, scorci urbani e studi dal vero. Grandi tele a olio dedicate ai paesaggi del paese natale dialogano con opere in cui sono rappresentati oggetti che il pittore ama particolarmente: strumenti musicali, fiori, vasi di terracotta dalle forme particolari e lumi, senza tralasciare i soggetti religiosi.

La scelta di tecniche e formati differenti è pensata in relazione allo spazio e alla luce, trasformando l’esposizione in un vero e proprio racconto.

Negli anni successivi continua ad esporre le sue opere in Calabria allestendo mostre a Cosenza, Camigliatello e Cerisano.

Sarto e Pittore: due anime in perfetto equilibrio

In questo decennio emerge con chiarezza la doppia anima di Eugenio Carbone: quella del sarto, capace di costruire abiti destinati a durare, e quella del pittore, che affida al pennello la libertà di osservare e interpretare il mondo.

  • La sartoria rappresenta la sua dimensione quotidiana.
  • La pittura incarna la sua sfera più intima.
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Da una parte c’è l’eleganza dell’alta moda, dall’altra la libertà del colore e della materia. La collaborazione con le Sorelle Fontana gli offre il prestigio della grande tradizione italiana; la sua sartoria gli garantisce indipendenza; le esposizioni in Calabria gli permettono di tornare, attraverso l’arte, alle proprie radici.

Mendicino e Cosenza diventano così luoghi importanti di questo percorso, dove Eugenio Carbone può mostrare al pubblico quella parte di sé che la moda non riesce a raccontare interamente.

Negli anni Ottanta Eugenio Carbone costruisce il proprio lascito artistico, unendo Roma e la Calabria, memoria e futuro, mestiere e arte.