di Paolo Brutto
“La poesia è qualcosa che cammina per le strade. Che si muove, che ci passa accanto. […] La cosa più importante è trovare la chiave della poesia. […] Naturalmente nella poesia vive un problema sessuale, se è una poesia d’amore, o un problema cosmico, se la poesia cerca lo scontro con gli abissi.”
In questa dichiarazione rilasciata il 2 aprile 1936 a Felipe Morales in occasione di un’intervista concessa al quotidiano madrileno La Voz, si riassume in maniera emblematica la visione poetica di Federico García Lorca. Poeta, drammaturgo e regista teatrale, figura emblematica della cosiddetta Generazione del ’27 — un gruppo straordinario di poeti e intellettuali che, alla fine degli anni Venti del Novecento, introdusse nella letteratura spagnola i dettami delle varie avanguardie artistiche (Simbolismo, Futurismo e Surrealismo) —, Federico García Lorca fu, soprattutto, un idealista convinto, un’anima pura e al tempo stesso tormentata, spaventato dal cinismo della politica tanto da vagheggiare utopisticamente la nascita di un “partito dei poveri”.
Divenne un convinto sostenitore della causa repubblicana durante il periodo buio della guerra civile spagnola, ma i franchisti lo catturarono a Granada — dove si trovava alloggiato in casa di amici — e lo fucilarono nella notte fra il 18 e il 19 agosto del 1936, gettandone poi il corpo in un burrone ad alcuni chilometri alla destra di Fuentegrande.
Federico García Lorca visse un’infanzia piuttosto agiata: suo padre era un ricco possidente terriero mentre la madre era un’insegnante che trasmise al figlio la sua passione per il pianoforte, la pittura e la musica. Oltre ad esercitare una profonda influenza nella formazione artistica del figlio, la madre gli trasmetterà anche una profonda coscienza sociale riguardo alle tristi condizioni in cui versavano i poveri e i diseredati nella sua epoca.
Da ragazzo, infatti, scriverà:
“L’essere di Granada mi inclina alla comprensione solidale dei perseguitati: del gitano, del nero, dell’ebreo, del morisco (arabo) che tutti portiamo dentro di noi.”
Questa tensione morale, questo afflato verso gli ultimi e gli indigenti verrà riversato in maniera straordinaria all’interno della propria opera letteraria, ma altri temi e altre suggestioni saranno al centro della visione lirica lorchiana: la metafora sorprendente, il mistero, la sensazione dell’indefinito.
Oltre a ciò, la poetica di García Lorca è segnata soprattutto da un’intima sofferenza del poeta spagnolo legata al non poter vivere serenamente la propria omosessualità. Questo malessere continuo, accompagnato da ricorrenti pensieri di morte, plasmerà in maniera significativa l’intera produzione letteraria del poeta andaluso tanto da trascinare l’intero universo all’interno della propria morte sentimentale (Piero Menarini).
Per García Lorca il “mestiere del poeta” consisteva soprattutto nel saper captare, nella profondità del proprio animo, il trinomio poetico per eccellenza: amore, morte, arte, riflettendolo e adattandolo all’interno della complessa condizione umana.
“L’artista, e specialmente il poeta, è sempre anarchico nel senso migliore del termine, senza dover essere capace di ascoltare altra chiamata che quella che fluisce dentro di lui stesso mediante tre forti voci: la voce della morte, con tutti i suoi presagi; la voce dell’amore e la voce dell’arte.”
Il “Madrigale appassionato” e la voce dell’amore
All’interno di questo nostro cantuccio letterario intimo e modesto allo stesso tempo, daremo spazio alla voce dell’amore del grande poeta andaluso. Fra le liriche straordinarie lasciateci da García Lorca intorno a questo tema, ce n’è una in particolare che muove da subito profonde vibrazioni intime: la celebre Madrigale appassionato, composta nell’aprile del 1919 e, successivamente, fatta confluire nella raccolta Poesie sparse, che riunisce i versi del poeta spagnolo composti tra il 1919 e il 1936. Questa lirica sublime è dedicata agli amori travolgenti che, al pari di una tempesta, scompigliano i cuori e i corpi degli amanti.
Testo della lirica
Vorrei stare sulle tue labbra
per spegnermi nella neve
dei tuoi denti.
Vorrei stare sul tuo petto
per disfarmi nel sangue.
Vorrei sognare per sempre
nella tua chioma d’oro.
Che il tuo cuore si facesse
tomba del mio dolente.
Che la tua carne fosse la mia carne
che la tua fronte fosse la mia fronte.
Vorrei che tutta la mia anima
entrasse nel tuo piccolo corpo
ed essere io il tuo pensiero
ed essere io la tua bianca veste.
Per far sì che t’innamori di me
con una passione così forte
da consumarti cercandomi
senza mai incontrarmi.
Perché tu vada gridando
il mio nome fino a ponente,
chiedendo di me all’acqua,
bevendo triste le amarezze
che prima il mio cuore
nel desiderarti lasciò sul sentiero.
E intanto io entrerò
nel tuo corpo dolce e debole
io sarò donna, sarò te stessa,
restando in te per sempre,
mentre tu invano mi cerchi
da Oriente ad Occidente,
finché fine ci brucerà
la fiamma grigia della morte.

Analisi critica: la compenetrazione delle anime e l’abbraccio dell’eternità
In questa lirica il grande poeta e drammaturgo spagnolo descrive, con un linguaggio carico di pathos, un amore assolutamente travolgente: un sentimento amoroso così forte e potente da unire fino in fondo le anime dei due amanti fino alla loro completa fusione e dissoluzione.
Lorca costruisce, verso dopo verso, il suo archetipo di amore totalizzante e viscerale, un amore che non solo compenetra due anime fino a fonderle insieme indissolubilmente ma che, grazie all’intreccio di metafore ardenti ed immagini sensoriali sempre più struggenti ed evocative, si spinge ben oltre la fisicità dei corpi fino a trasformarsi in un vero e proprio atto di “possessione” spirituale.
In questa compenetrazione di anime via via sempre più progressiva e immaginifica, il poeta andaluso ci offre un ritratto potentissimo dell’amore, ma al tempo stesso doloroso e quasi irraggiungibile:
- La passione amorosa, partendo dal soddisfacimento dei sensi e della mera unione carnale, vuole assurgere ad un’osmosi profondamente spirituale tra i due amanti.
- Tale osmosi è così irresistibile che l’amato non vuole più solo possedere ma essere posseduto, in un crescendo lirico tale da abbandonare sé stesso e la propria identità per dissolversi e divenire un tutt’uno con la persona amata.
Nonostante la forza prorompente di questo sentimento che sente ardere nelle vene, Federico García Lorca è conscio del fatto che questa volontà di unirsi in maniera totalizzante con la persona amata rimarrà per sempre inappagata, e che questa distanza incolmabile fra i due amanti aumenterà a dismisura il tormento doloroso provocato da questo vuoto esistenziale.
Per il poeta andaluso, dunque, solo la morte alla fine suggellerà ciò che in vita non fu mai possibile, bruciando definitivamente i corpi dei due innamorati che, dopo essersi cercati, consumati e perduti senza sosta nel corso della loro vita, si ritroveranno uniti in un abbraccio di eterna dissoluzione.


