Festival delle Migrazioni, abbattere muri e costruire ponti (VIDEO)

La XV edizione, nel segno di “Resistenza. ArMIAMOCI”, ha attraversato otto comuni cosentini tra diritti, memoria, accoglienza, musica e partecipazione. E il pubblico, anche da lontano, ha risposto presente.

di Gennaro Gallo

Dal 21 al 30 agosto la Calabria è diventata ancora una volta un luogo dove parlare di migrazioni senza fermarsi ai soliti slogan.

La XV edizione del Festival delle Migrazioni, promosso dall’Associazione «Don Vincenzo Matrangolo», ha attraversato Rota Greca per la serata di presentazione, per poi proseguire per San Sosti, Vaccarizzo Albanese, Cerzeto, Bisignano, San Benedetto Ullano, San Basile e Acquaformosa, dove tutto nacque, trasformando piazze e luoghi pubblici in spazi di confronto e partecipazione.

I temi del Festival: dalla Palestina al caporalato fino alla memoria di Cutro

“Resistenza. ArMIAMOCI” è stato il filo conduttore di un viaggio che ha messo al centro Palestina e Gaza, caporalato e sfruttamento, la tragedia di Cutro, politiche migratorie, controllo tecnologico, libertà accademica, accoglienza e diritto d’asilo. Ma anche musica, libri, cinema, testimonianze e soprattutto persone.

A San Sosti il Festival ha aperto lo sguardo sulla Palestina. A Vaccarizzo Albanese il tema dello sfruttamento dei lavoratori ha riportato l’attenzione sulle vittime del caporalato e sulla necessità di difendere diritti troppo spesso considerati un optional. A Cerzeto, invece, la memoria di Cutro ha ricordato che il tempo non può diventare una gomma per cancellare una tragedia ancora in cerca di verità e giustizia.

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Bisignano ha portato il confronto sul rapporto tra tecnologia, potere, controllo e migrazioni, insieme alla presentazione del libro Sono un Arbëreshë, dedicato alla storia e all’esperienza di accoglienza di Giovanni Manoccio, presidente dell’associazione. San Benedetto Ullano ha raccontato il valore della mobilità europea, dell’esperienza SAI e del dialogo tra università e culture. San Basile ha acceso i riflettori sul nuovo Patto europeo su immigrazione e asilo e sui CPR.

Acquaformosa, la musica e i Calabresi Costruttori di Pace

La tappa conclusiva di Acquaformosa ha invece messo in vetrina le buone pratiche dell’accoglienza, con una giornata dedicata agli operatori SAI, alle esperienze nazionali e ai “Calabresi Costruttori di Pace”: un modo concreto per ricordare che la solidarietà non è soltanto una parola buona da pronunciare nei convegni, ma qualcosa che si costruisce ogni giorno.

E poi c’è stata la musica, capace di fare quello che spesso i dibattiti fanno più fatica a ottenere: mettere insieme persone diverse sotto lo stesso cielo. Dai Sud Sound System ai Folkabbestia, da Mimmo Cavallaro a Danilo Sacco, fino ai Modena City Ramblers, che hanno chiuso il Festival davanti a circa duemila persone.

Un bilancio oltre le piazze: l’umanità al centro

Il bilancio racconta di un’edizione partecipata, tante le presenze agli incontri e una forte partecipazione agli appuntamenti musicali. Ma il Festival è andato ben oltre le piazze: tante sono state le visualizzazioni sui social e le dirette sulla pagina Facebook dedicata al festival, hanno portato il racconto dell’evento ben oltre i confini della Calabria e dell’Italia.

Il vero risultato, però, non si misura soltanto con numeri e applausometri. È nelle comunità che si incontrano, nelle storie che vengono ascoltate, nelle differenze che smettono di fare paura. È nella capacità di trasformare la parola “migrazione” da semplice fatto di cronaca a una questione profondamente umana.

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La XV edizione lascia così un’immagine semplice e potente: abitanti, ospiti dei progetti SAI e visitatori arrivati da ogni parte, insieme in piazza, a ballare e condividere la stessa musica. Non una conclusione, dunque, ma un arrivederci.

Perché forse “ArMIAMOCI” significa proprio questo: armarci di coraggio, cultura, rispetto e umanità. E costruire, passo dopo passo, un mondo nel quale nessun popolo debba più scegliere tra guerra e fuga, tra paura e speranza, ma possa finalmente incontrare nell’altro non un nemico, bensì una persona.