L’Uomo Nasce per Vivere, Non per Prepararsi alla Vita: Il Senso della Vita e dell’Amore nel Dottor Zivago di Boris Pasternak

Dal film capolavoro di David Lean al romanzo della rinascita: storia, misticismo e resistenza spirituale nel testamento di Boris Pasternak

di Paolo Brutto

Capita spesso e volentieri che ci si innamori di capolavori letterari attraverso le loro trasposizioni cinematografiche: ed è ciò che è capitato al sottoscritto la prima volta che vidi in televisione Il dottor Zivago, il celebre adattamento cinematografico di David Lean del 1965 con protagonisti Omar Sharif e Julie Christie.

Un film meraviglioso, potente e toccante, capace di vincere cinque Golden Globe e cinque Oscar ma, soprattutto, capace di rimanere impresso nell’immaginario collettivo attraverso una narrazione emotivamente ed umanamente coinvolgente, supportata in ciò anche da una colonna sonora da brividi che includeva il celebre Tema di Lara di Maurice Jarre (vincitore, a tal proposito, di un Oscar meritatissimo).

Dal film al libro il passo è stato brevissimo e, assaporandolo pagina dopo pagina, rimasi anch’io letteralmente folgorato da un racconto che rappresenta, a buon diritto, non solo uno dei più grandi romanzi russi del Novecento ma anche uno dei più grandi capolavori dell’intera letteratura mondiale.

Il caso editoriale di Giangiacomo Feltrinelli e il Premio Nobel rifiutato

Un’opera straordinaria che incontrò, tuttavia, diversi ostacoli prima di essere stampata e dischiudere la bellezza della sua trama al mondo intero:

  • Il rifiuto a Mosca: Rifiutato dalla rivista moscovita Novyj Mir agli inizi del 1956 per ragioni ideologiche — in quanto il racconto e i suoi personaggi sconfessavano, di fatto, la facciata eroica propagandata dal regime comunista sovietico — il manoscritto giunse clandestinamente nelle mani dell’editore Giangiacomo Feltrinelli.
  • La prima edizione mondiale: Feltrinelli lo pubblicò in Italia in anteprima mondiale il 15 novembre 1957, nonostante le forti pressioni e le ingerenze del KGB e del governo di Mosca, battendo la concorrenza di vari editori americani e francesi e ottenendo da subito un incredibile successo planetario (solo in un anno ne uscirono ben 31 edizioni).
  • L’ombra del KGB e della CIA: La CIA ne favorì addirittura una diffusione clandestina per sostenere la candidatura al Nobel per la letteratura di Boris Pasternak, vinto poi da quest’ultimo nel 1958, pochi anni prima della sua morte. Pasternak non poté però ritirare il premio a Stoccolma a causa della forte opposizione di Krusciov e delle alte sfere comuniste sovietiche, a cui dovette indirizzare una domanda di grazia in quanto accusato di tradimento e minacciato di espulsione dall’Unione Sovietica.

(A tal proposito consiglio caldamente la lettura di “Zivago nella tempesta” di Paolo Mancosu).

La struttura impressionistica e il valore delle “Poesie di Jurij Zivago”

Il dottor Zivago rappresenta il testamento spirituale di Pasternak, il quale scelse di narrare la vita avventurosa e le vicende umane di un medico e poeta, Jurij Andreevic Zivago, che sembra incarnare in sé l’essenza più autentica degli intellettuali russi del tempo: sensibile, riflessivo, innamorato della vita e dell’arte. Attraverso i suoi occhi e i tumulti dei propri sentimenti e della propria coscienza, Pasternak ci proietta in un contesto storico pieno di sconvolgimenti che vanno dalla Rivoluzione russa del 1905 (o Prima rivoluzione russa) fino all’epilogo del romanzo collocato cronologicamente nell’estate del 1943, durante il secondo conflitto mondiale.

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Pasternak, tuttavia, decise di raccontare la Russia dei primi anni del Novecento non attraverso il determinismo ‘imposto’ dal realismo di stampo socialista, ma attraverso una struttura narrativa che potremmo definire ‘impressionistica’, intrisa di un forte lirismo e di una carica umana così commovente da riuscire a trasformare la Storia stessa in un organismo vivo e partecipe delle vicissitudini umane dei vari protagonisti del romanzo.

Il romanzo è suddiviso in cinque parti: le prime due, molto estese, constano di sette capitoli ciascuna, mentre la terza e la quarta, intitolate rispettivamente Conclusione ed Epilogo, hanno dimensioni decisamente ridotte. L’ultima parte del romanzo è costituita da una silloge poetica composta dal protagonista e si intitola, per l’appunto, Poesie di Jurij Zivago.

Ed è proprio questa silloge finale, composta da ben 25 liriche, che sembra addirittura ribaltare il senso della narrazione:

  1. La prosa (Parti 1-4): Ci restituisce la raffigurazione di un’umanità sostanzialmente sconfitta nei propri ideali e nelle proprie aspirazioni, un’umanità dolente e misera schiacciata dal dolore e dalla violenza degli eventi storici.
  2. La poesia (Parte 5): Capovolge questa sconfitta trasfigurandola in una vittoria dell’animo umano e dell’arte sulla morte.

Queste liriche incarnano la luce che rischiara l’esistenza stessa del protagonista, come se l’intera trama del romanzo costituisse la biografia del loro autore, Jurij Zivago, medico ma soprattutto poeta.

Ciò non deve sorprendere più di tanto in quanto Pasternak, prima ancora che romanziere, era un poeta: “Esistono poeti nati – Pasternak” affermerà Marina Cvetaeva, mentre Majakovskij descriverà l’autore del dottor Zivago come “un poeta stupendo, oltremarino”. Lo stesso Pasternak, in una lettera alla cugina Ol’ga Freidenberg, descriverà il romanzo come: “un’opera che scrivo solo per la mia anima”.

I personaggi: figure di un’epoca tormentata

Attorno a Jurij Zivago si dispongono con le loro vicende personali personaggi che sembrano incarnare, con le loro tensioni laceranti, l’inquietudine e le contraddizioni di un’epoca con più ombre che luci:

  • Lara Antipova: Il grande ed infelice amore di Jurij Zivago. Appena diciassettenne viene sedotta da Viktor Komarovskij, ricco avvocato che assumerà importanti incarichi politici per il regime bolscevico. Molti anni dopo il loro rapporto si concluderà con un matrimonio in Mongolia, accettato a malincuore da Lara per salvare la figlia Katen’ka, avuta dal precedente matrimonio con Pavel Pavlovic Antipov.
  • Pavel Pavlovic Antipov (Strel’nikov): Innamorato di Lara fin dalla prima adolescenza, si laurea in lettere e la sposa, trasferendosi con lei a Jurjatin. Partito volontario per il fronte e dato per disperso, ricomparirà nel corso della guerra civile sotto la nuova identità del fanatico commissario di guerra Strel’nikov, ideologo bolscevico travolto dai propri stessi dogmi.
  • Nikolaj Vedenjapin: Zio materno di Jurij e voce filosofica del romanzo. Ex sacerdote, scrittore e filosofo, opporrà al materialismo di stampo marxista un nuovo storicismo fondato sull’infinita dignità dell’anima inaugurata da Gesù Cristo.
  • Aleksandr Gromeko: Professore di chimica ed agronomia, padre di Tonja Gromeko e suocero di Jurij.
  • Evgraf Zivago: Fratellastro di Jurij, uomo misterioso e potente che diventerà generale. Non solo aiuterà Jurij nel corso di tutta la sua esistenza ma, soprattutto, ne pubblicherà le poesie preservandone la memoria.
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L’amore come resistenza e la bellezza dell’imperfezione

Il dottor Zivago rappresenta una superba celebrazione della forza d’animo dell’essere umano di fronte alle forze distruttrici e prevaricatrici innescate lungo il cammino della Storia: anzi, è l’uomo stesso che, nel suo piccolo, fa la Storia e ne fa parte, dando il suo contributo attraverso le proprie scelte quotidiane.

In quest’opera monumentale, in cui Pasternak miscela sapientemente filosofia e storia, poesia e politica:

  • L’amore non diventa evasione ma resistenza;
  • L’arte non è futile ornamento ma testimonianza della verità;
  • La Storia non è più destino ineluttabile ma diventa sfida etica e morale.

Un vero e proprio inno all’individualità: Pasternak sottolinea che la vita vera è quella che si “immerge nella vita” degli altri e che la realizzazione di sé non ha alcun valore se non è inserita in un contesto fatto di umana comprensione e di legame con il prossimo.

A tal proposito l’amore, per Pasternak, diventa una vera e propria esperienza metafisica. La passione tra Jurij Zivago e Lara non rappresenta solo un sentimento terreno, ma diventa l’immagine eterna di una comunione spirituale altissima. L’amore e la vita si definiscono in maniera autentica solo se sono liberi da vincoli e da schemi asfissianti, se sono aperti all’errore e alla capacità di saper perdonare e di sapersi perdonare, vivendo il tutto con la profondità di chi cerca la verità negli affetti e non nei fanatismi ideologici:

“Credo che non ti amerei tanto se in te non ci fosse nulla da lamentare, nulla da rimpiangere. Io non amo la gente perfetta, quelli che non sono mai caduti, non hanno inciampato. La loro è una virtù spenta, di poco valore. A loro non si è svelata la bellezza della vita.”

Una bellezza che, grazie a Boris Pasternak e al dottor Jurij Zivago, risplende e risplenderà per sempre in ogni cuore e in ogni animo assetato di verità e di amore.