di Daniele Castrizio
In un’epoca nella quale il matrimonio appare sempre più screditato e fragile, mentre il poliamore e la libertà sessuale vengono spesso celebrati come conquiste di un edonismo senza limiti, può essere salutare ripensare a storie di amori coniugali più forti delle prove e delle tentazioni.
È il caso di Ivano, o Yvain, e Laudine, narrato da Chrétien de Troyes nel Cavaliere del leone, composto intorno al 1175. Una vicenda sorprendente, perché infrange uno dei luoghi comuni della letteratura cortese: qui l’amore autentico non vive fuori dal matrimonio, nell’adulterio idealizzato, ma nasce nelle nozze, attraversa una crisi quasi mortale e proprio nel vincolo coniugale trova la propria salvezza.
Dalla fontana di Brocéliande al matrimonio
Ivano, cavaliere della Tavola Rotonda, raggiunge nel cuore della foresta di Brocéliande una fontana magica, custodita da Esclados il Rosso. Lo affronta, lo ferisce mortalmente e lo insegue fino al castello, dove rimane prigioniero (fig. 1).

A salvarlo è Lunete, damigella intelligente e generosa, che gli consegna un anello capace di renderlo invisibile e, quindi, di sfuggire ai vendicatori di Esclados. Dal suo nascondiglio Ivano assiste alle esequie dell’avversario e vede Laudine, la vedova, piangere disperatamente. Se ne innamora all’istante: il vincitore diviene prigioniero non delle mura, ma dello sguardo della donna alla quale ha inflitto il lutto.
È ancora Lunete a sciogliere l’apparente assurdità. La signora della fontana ha bisogno di un nuovo difensore, e nessuno può essere più valoroso di colui che ha sconfitto Esclados. Laudine, fiera ma pragmatica, accetta d’incontrare Ivano; riconosce in lui nobiltà e dedizione, lo perdona e lo sposa (fig. 2). Alla convenienza politica si unisce così una passione sincera.

La dimenticanza, la follia e la via della redenzione
La felicità dura poco. Artù e i suoi compagni convincono Ivano che la vita matrimoniale potrebbe impigrirlo e oscurarne la gloria. Laudine gli concede di partire per i tornei, ma a una condizione: dovrà tornare entro un anno esatto. Gli affida anche un anello protettivo, segno della fiducia accordatagli. Abbagliato dai successi, però, Ivano dimentica la scadenza. Una messaggera gli strappa l’anello e lo dichiara bandito dal cuore e dalle terre della moglie.
L’eroe comprende allora che la gloria conquistata senza fedeltà è soltanto vanità. Impazzisce, si spoglia e fugge nei boschi, vivendo come una bestia. Guarito grazie alle cure di una nobildonna, non cerca giustificazioni, ma intraprende un lungo cammino di redenzione.
- Il leone fedele: Salvando un leone dall’assalto di un drago (fig. 3), conquista un compagno fedele, emblema della forza posta al servizio del bene.

- Le imprese in incognito: Sotto il nome di Cavaliere del leone uccide un gigante (fig. 4), difende i deboli, gli oppressi e le donne perseguitate: non vuole più sembrare valoroso, ma diventarlo davvero.

Il perdono, la storia e la lezione di Lunete
Il destino lo riporta al castello di Laudine, dove Lunete, accusata ingiustamente di tradimento, sta per essere arsa viva. Ivano combatte in incognito e la salva. La damigella può così restituirgli il bene ricevuto: persuade Laudine a giurare che aiuterà il Cavaliere del leone a riconquistare l’amore della propria sposa.
Quando Ivano si toglie l’elmo, Laudine comprende l’inganno e inizialmente si adira, ma vede anche che quell’uomo non è più il cavaliere vanitoso che aveva mancato alla parola data. Il dolore lo ha purificato, le imprese ne hanno provato la fedeltà e il pentimento lo ha reso degno del perdono (fig. 5). Il loro ricongiungimento non ripristina semplicemente il passato: inaugura un amore più maturo, temprato dalla colpa e dalla misericordia.

Le radici storiche e le testimonianze in Italia
Dietro Yvain si intravede Owain mab Urien, sovrano del Rheged vissuto nel VI secolo, celebrato dal bardo Taliesin per la vittoria di Argoed Llwyfain contro gli Anglosassoni. Il guerriero storico entrò nella leggenda arturiana, fino a essere annoverato tra gli eroi caduti a Camlann.
Anche l’Italia conserva una precocissima eco di questo mondo: nell’archivolto della Porta della Pescheria del Duomo di Modena, scolpito intorno al 1110-1120, Artù e i suoi cavalieri assediano il castello nel quale è rinchiusa Winlogee, cioè Ginevra. Tra i guerrieri compare Isdernus, identificato con Lancillotto o, secondo altre interpretazioni, proprio con Yvain (fig. 6).

Il significato attuale del vincolo coniugale
Eppure, il personaggio decisivo rimane Lunete. Il titolo della storia può accostare i loro nomi perché, senza la sua intelligenza, Ivano non conoscerebbe né le nozze né il perdono. Lunete non è un’amante alternativa, ma la custode del legame: crea l’incontro, salva l’eroe e infine ricuce ciò che l’orgoglio ha spezzato.
Il romanzo medievale ci consegna così una verità tutt’altro che antiquata: l’amore coniugale non consiste nell’assenza di errori o tentazioni, ma nella capacità di attraversarli senza considerare sostituibile la persona amata. La fedeltà non incatena la libertà: le dà una direzione. E il perdono, quando nasce da un autentico cambiamento, non è debolezza, ma la più difficile e cavalleresca delle vittorie.

